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Bandiera ambigua di vita e di morte – La Domenica di Repubblica

3 Dicembre 2006

È il più colorato dei colori. E anche il più amato al mondo. Sua maestà il rosso vanta un primato schiacciante su tutte le altre tinte. Al punto che gli uomini ne hanno fatto un simbolo universale in grado di significare tutto e il contrario di tutto. La vita e la morte, l’amore e l’odio, lo slancio e il sacrificio, la potenza e la violenza, l’effervescenza e l’emergenza, la seduzione e la perdizione, la passione e la rivoluzione. Lo prova la diffusione di espressioni come: allarme rosso, semaforo rosso, conto in rosso, veder rosso, che si riferiscono tutte a una condizione estrema, a un punto limite.

Il rosso è il colore del sangue. Da questo deriva la sua straripante forza simbolica: dall’analogia con il fluido vitale. È come se gli uomini avessero da sempre bisogno di avere addosso qualcosa di rosso per sentirsi vivi. Nella notte dei tempi i nostri antenati neandertaliani coprivano di rosso i morti per ridar loro il colore del sangue e l’apparenza della vita. E, per lo stesso motivo, anche noi, a centomila anni di distanza, ci vestiamo ancora con qualcosa di rosso a Capodanno, o quando celebriamo un momento importante della nostra esistenza. Augurandoci inconsapevolmente la felice continuazione della vita sul modello del sangue vivo che circola.

Ecco perché il rosso è il colore augurale per antonomasia e tutti i potenti, tutti coloro che rappresentano in qualche modo le sorti della collettività — dai re ai condottieri, dai cardinali a Babbo Natale — portano mantelli e giubbe rosse. Come quelle dei rivoluzionari, il cui sogno di cambiamento radicale della società si colora di porpora sin dal tempo della rivoluzione francese, quando la bandiera rossa comincia ad essere usata per segnalare le sommosse, e il berretto rosso la fede rivoluzionaria. Dalla Francia di Robespierre alla Cina di Mao il passo è breve, ma intenso e storicamente decisivo, se l’incendiario libretto rosso è diventato il più grande best seller della storia dopo la Bibbia.

Come le grandi passioni anche le emozioni forti si colorano spesso di rosso. È così nella corrida dove la muleta scarlatta, agitata dal matador, eccita la furia del toro fino a fargli letteralmente vedere rosso. È nell’attimo finale del rito, nel cosiddetto momento della verità, che il simbolismo del rosso, emblema di vita nel drappo del torero e di morte nel sangue dell’animale, si rivela in tutta la sua abissale duplicità.

Proprio perché simbolo di passioni infuocate, il rosso è legato a doppio filo anche alla seduzione. Da quello straordinario evidenziatore erotico delle labbra che è il rossetto, agli smalti che ricoprono mani e piedi di un irresistibile bagliore corallino che trasforma ogni donna in maliarda, in femme fatale. Fino ai fasciatissimi abiti scarlatti di Rita Hayworth, di Marylin e di Jessica Rabbitt che hanno creato l’icona moderna della signora in rosso, della bomba sexy che da fuoco alle polveri del desiderio. Lo sanno fin troppo bene i pubblicitari che da sempre ricorrono a questo picco cromatico per rivestire di glamour ogni merce da trasformare in oggetto del desiderio: Coca Cola docet.

Ma oggi la vera sintesi planetaria dei sogni colorati di rosso è il ruggente cavallino della Ferrari. Potere, forza, rabbia, seduzione, energia, bellezza si trovano tutte, e all’ennesima potenza, nel bolide di Maranello. Autentica apoteosi italiana del rosso rampante. [Download PDF]

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Marino Niola
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