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La smania di fare ordine in casa antidoto al caos del mondo – la Repubblica

19 Aprile 2016

In prima pagina su la Repubblica un mio pezzo sul bisogno di ordine nel mondo globale.

ORDINATI E FELICI – Dove c’è uno, c’è ordine; dove ci sono due, c’è il disordine. Lo diceva Lü Pu-Wei, antico statista cinese. E grande maestro della semplificazione, politica e non solo. Oggi lo definiremmo un professional organizer e ci affideremmo a lui perché ci aiuti a rimettere ordine, nella nostra casa come nella nostra vita. Entrambe zippate di cose ormai inutili, di cui non sappiamo più come liberarci e che debordano dagli armadi, tracimano dalle scrivanie, esondano dai garage. Insomma siamo diventati vittime del nostro senso del possesso, della nostra passione-ossessione dell’accumulo, della bulimia di un mondo che non riesce più a metabolizzare ciò che consuma. E allora si limita a rimuovere l’eccesso, lo occulta, finendo per trasformarlo in un dimenticatoio di cose che non sono più cose. Ma ostruzioni delle arterie di un’umanità alle prese con problemi di spazio e di budget. Un caos calmo che monta inesorabile come una marea. E che ci vede galleggiare tristemente su quest’onda di piena. Secondo un sondaggio, infatti, gli italiani sono primi in Europa per il numero di oggetti inutilizzati.
Insomma stiamo diventando degli hoarder, degli accaparratori compulsivi. Sepolti in casa, proprio come i protagonisti dell’omonima serie televisiva di Real Time. E allora ci affidiamo ai maestri dell’ordine. Quelli che del levare hanno fatto una missione e dell’organizzazione una professione. Anche a domicilio. La profetessa indiscussa di questa filosofia della razionalizzazione è la giapponese Marie Kondo, guru globale dell’arte del riordino, alla quale ha dedicato un libro uscito qualche tempo fa e diventato rapidamente di culto (Il magico potere del riordino, Vallardi). Milioni di copie vendute, traduzione in 40 lingue. Eletta dal Time tra le 100 persone più influenti del pianeta. Presto arriverà il suo serial televisivo. Assieme alla KonMari App. Come dire Marie Kondo riorganizza il mondo.
In questi giorni la scrittrice di Tokyo è tornata sull’argomento con un nuovo manifesto del KonMari Method, uscito sempre per Vallardi. Titolo, 96 lezioni di felicità. Argomento, come alleggerirsi e vivere felici. Non è il solito manuale di autoaiuto per casalinghe sull’orlo di una crisi di nervi, con armadi impallati e case stipate. Il Kondo pensiero è qualcosa di più. Non insegna semplicemente a liberarsi degli oggetti superflui. Ma a togliere il troppo e il vano dalla nostra mente. A eliminare quell’ingombro materiale, sentimentale, emotivo, e qualche volta affettivo, che ci condanna a un’insostenibile pesantezza dell’essere, facendo da tappo alla nostra gioia. E che non si tratti di roba per allegre konmari lo dice il successo planetario del suo insegnamento. I suoi tutorial spopolano su YouTube. Durante le affollatissime conferenze l’eterea figlia del Sol Levante trasforma in show perfino la piegatura di un golfino stile origami, scatenando ogni volta una standing ovation. Ma il climax lo raggiunge quando tira fuori da una montagna di vestiti sulla via della pattumiera un indumento che vale la pena di tenere. E improvvisamente i suoi occhi a mandorla sprizzano gioia. Il saltello di Marie significa che quell’oggetto è ancora capace di muovere emozioni profonde. Ecco perché in quel caso lei suggerisce di stringerlo al petto. E se lo baciamo è ancora meglio. Di fronte a tale cinguettio zen bisogna avere un cuore di pietra per non scoppiare a ridere. Ma sarebbe una risata fuori posto. Perché dietro il successo di questa predicatrice moderna c’è molto di più di una domanda di economia domestica. La verità è che siamo di fronte all’espressione leggera di una questione pesante, come l’eterno conflitto tra ordine e disordine. Una battaglia fisica e metafisica antica quanto l’uomo e che si combatte dall’istante in cui il mondo è stato creato, proprio dal caos. Forse ci voleva una ex sacerdotessa shintoista come Kondo per aiutarci a vincerla. “Zero procrastination”, nessuna esitazione, è il suo grido di battaglia contro le forze che ci paralizzano facendoci vivere male. Certo è che le sue azioni di riordino stanno tra il rituale e la meditazione, tra il training autogeno e il pensiero positivo. E ci resettano letteralmente iniziandoci a una nuova vita. In questo senso il KonMari Method non assomiglia nemmeno un po’ alle pulizie o al cambio di stagione di una volta, che non instauravano certo un nuovo ordine. Piuttosto propiziavano l’eterno ritorno di quello vecchio. Invece la scelta di Marie sta tra il self help occidentale e il feng shui, la millenaria disciplina orientale che detta le regole per fare il vuoto nella nostra casa e in noi stessi. Ma somiglia anche alle Bento box per il sushi. O a quegli esperimenti sul caos contemporaneo della Pop art. Non a caso i golfetti che lei ripiega e impila come toast fanno pensare a certe installazioni di Andy Warhol o di Claes Oldenburg. Che, dalla congerie informe che opprime il nostro quotidiano, fanno balenare la possibilità di una seconda chance degli oggetti, ma anche un’altra idea dell’essere. Non a caso la parola ordine ha la stessa radice di oriente e indica la nascita di qualcosa di nuovo. E in un mondo come il nostro, dove la globalizzazione mescola culture e visioni del mondo come una planetaria, succede che gli ordini entrano in conflitto. Ma dove ce ne sono troppi alla fine non ce n’è nessuno. E allora le persone si rivolgono alle Marie Kondo per rimettere le cose a posto. Almeno nella loro vita.

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Marino Niola
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