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Abbiamo la liberté, ma dove sono finite egalité e fraternité? – il Venerdì di Repubblica

3 Febbraio 2017

Otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà dell’umanità. E in Italia sette superpaperoni hanno quanto il trenta per cento della popolazione. A dirlo è il rapporto Oxfam 2017 che fotografa un Pianeta affetto da una disuguaglianza sempre più spinta. Il che vuol dire che la crescita economica, quando c’è, va a vantaggio esclusivo dei più ricchi, mentre il resto della società è in sofferenza.

Con gli effetti di destabilizzazione che si possono immaginare. Quattro anni fa il Forum economico mondiale ha identificato nella disparità economica la maggiore minaccia alla pace sociale. In quanto sta innescando processi di de-regolazione e di de-civilizzazione che rischiano di mettere a dura prova la tenuta delle democrazie. Basti pensare che negli anni Settanta i supermanager americani guadagnavano al massimo quaranta volte di più dei loro lavoratori. Mentre oggi il loro reddito è mille volte superiore.

John Pierpont Morgan, il celebre banchiere americano, considerato uno dei più importanti di sempre, riteneva che il massimo dislivello tollerabile fosse di uno a venti. Ebbene, oggi siamo abbondantemente oltre la soglia. E pensare che la nostra modernità inizia nel Settecento, proprio con un grande dibattito sulla disuguaglianza che coinvolge i massimi pensatori del tempo, Locke e Condorcet, Voltaire e Rousseau. E culmina con la rivoluzione francese, che è alla base della nostra mappa dei valori e dei diritti. Liberté, egalité, fraternité. Oggi è rimasta solo la liberté. Mentre la disuguaglianza torna a essere la grande questione. Quella che potrebbe segnare la fine della modernità.

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Marino Niola
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