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Social killer, quando uccidere non ci basta più – il Venerdì di Repubblica

26 Aprile 2017

Uccide un uomo e subito dopo posta su Facebook il video dell’omicidio. Poi, dopo tre giorni di fuga, si uccide. È successo a Cleveland (Ohio), dove a Pasqua un serial killer con 13 delitti all’attivo, almeno a suo dire, ha colpito ancora. L’assassino si chiamava Steve Stephens, 37 anni, e faceva l’operatore in una scuola per bambini disabili. La sua quattordicesima vittima, Robert Godwin, passeggiava per il quartiere raccogliendo lattine da riciclare. L’unica sua colpa è stata quella di incrociare la traiettoria della follia di Stephens, che ha trasformato il delitto che stava compiendo in uno short movie. Completo di titolo, Il massacro di Pasqua. E di motivazione, una delusione d’amore.
Uccidere non basta più. Soprattutto a chi evidentemente ha perso del tutto il senso del rapporto tra lecito e illecito, tra mezzi e fini. Ormai occorre fare della rete il teatro delle proprie azioni.
Viralizzare la propria performance e trasformare l’esecuzione di un innocente in una sequenza da serial poliziesco. Con un sinistro ritorno d’immagine, dove il narcisismo mediatico più estremo si coniuga con una infantile ricerca di attenzione. Che sta a metà tra l’autoesaltazione e l’autodenuncia. Nell’allucinante e allucinato tentativo di guadagnarsi il proprio quarto d’ora di celebrità. Anche se il prezzo di qualche pollice alzato è la vita di un innocente, vittima sacrificale di un culto idolatrico dell’io che ormai attenua sempre di più le conseguenze e le responsabilità delle proprie azioni. Come se ad agire non fosse chi uccide, ma il suo doppio digitale. Una terza persona che raccoglie
consensi senza sporcarsi le mani di sangue. Un social killer.

Marino Niola
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Su Repubblica.it il mio articolo sul Sannazaro https://www.repubblica.it/cronaca/2026/02/18/news/dalla_duse_a_eduardo_con_il_sannazaro_e_andato_in_fumo_lo_spirito_di_napoli-425165874/

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