Marino Niola

Menu & Search

Tra luci e rumori non riusciamo ad ascoltarci – la Repubblica

6 maggio 2017

La vera musica è il silenzio, diceva Miles Davis, le note gli fanno solo da cornice. Oggi il quadro è stato rubato ed è rimasta solo la cornice. Rumore e fragore, suono e frastuono, trilli e strilli. Un tessuto di frequenze in libertà che si accavallano, si coprono, si annullano, si sovrappongono.
La nostra esistenza è tutta jingle, crash, boom, drin, voci sparate a tutto volume. Un big bang a tempo indeterminato, attivo anche di notte. Che una volta era il tempo della quiete, il regno silente della poesia, del raccoglimento e del riposo. Mentre adesso è costellata di sonorità intermittenti, di segnali ricorrenti, di richiami uditivi.
È il mormorio digitale. Il canto notturno dei nostri strumenti elettronici che manifestano la loro presenza. Questo ron ron virtuale è il verso animale del nostro tempo, il suo rumore di fondo. Croce e device. Una ninnananna a bocca chiusa che ci rassicura e ci fa dormire sonni tranquilli. Perché allontana lo spettro del silenzio. Che ormai ci sgomenta con il suo vuoto, diventato insopportabile. Perché è come un bianco dell’anima che ci lascia soli con i nostri pensieri. E ci costringe a prendere atto che non riusciamo a sopportare la compagnia di noi stessi. Che non sappiamo cosa dirci.
Ecco perché nascondiamo la testa sotto un cuscino di rumore che copre il suono del silenzio. Il risultato è che stiamo perdendo la facoltà di ascoltare e di ascoltarci per l’eccesso di segnali, per la bolla sonora che ci avvolge. Per cui siamo costretti ad alzare il volume giorno dopo giorno. E se lo strepito scompare di botto, andiamo in crisi di astinenza da decibel. Come succede allo stadio, quando osserviamo un minuto di raccoglimento per qualcuno o qualcosa. E precipitiamo in un vuoto abissale, una sospensione paurosa del bioritmo sociale. Che ci affrettiamo a riempire con applausi e cori.
Siamo lontani anni luce da quelle culture o da quelle religioni che prescrivono periodi di apnea acustica per entrare in contatto con una dimensione più profonda del mondo e dell’anima. A noi persone di superficie, questa profondità sembra ormai una perdita di tempo. E allora schiacciamo il tasto play.

Marino Niola
Related article
Mille casette piccoline – la Repubblica

Mille casette piccoline – la Repubblica

La casa, diceva Borges, è un candelabro dove le vite…

L’icona Maradona e i calciatori di oggi, Ogm del pallone – il Venerdì di Repubblica

L’icona Maradona e i calciatori di oggi, Ogm del pallone – il Venerdì di Repubblica

Diego Maradona è diventato napoletano ad honorem. Le polemiche non…

L’evoluzione di un mito che resiste fino al libro di Abécassis e Lacombe – la Repubblica

L’evoluzione di un mito che resiste fino al libro di Abécassis e Lacombe – la Repubblica

Il primo umanoide della storia è nato cinque secoli fa…

Discussion about this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Type your search keyword, and press enter to search