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Il Don Giovanni made in China nell’era del fake – il Venerdì di Repubblica

16 Giugno 2017

Don Giovanni ha gli occhi a mandorla e vive a Changsha, nella provincia cinese di Hunan.
Così, dopo aver imitato gli oggetti simbolo dell’Occidente, la Cina copia anche le sue icone. E il celebre Don Juan, il seduttore per antonomasia, il campione di libertà, sessuale e non solo, si trasforma in Yuan, un cacciatore di gonnelle, fidanzato contemporaneamente con 17 donne. Che scoprono di condividere il partner solo quando lui ha un incidente d’auto. Loro accorrono in ospedale e incontrano le altre fortunate. La notizia è stata ribattuta qualche giorno fa e passata su alcune radio, ma aveva già circolato due anni prima. È non è escluso che si tratti di una fake. D’altra parte l’assonanza tra i nomi Juan e Yuan è troppo bella per essere vera. In ogni caso il fatto che torni periodicamente a galleggiare sul web è la prova della forza mitica del personaggio nato dalla fantasia di Tirso de Molina, perfezionato da Molière e reso immortale da Mozart. Anche se Yuan, a dirla tutta, è la versione cheap del mito. Perché il Don Giovanni originale ad ogni conquista rischia l’osso del collo, spende a piene mani per abbagliare le sue amate e infine affronta senza paura il castigo infernale. Mentre quello made in China corteggia a titolo oneroso e non amoroso. Le sue prede, di fatto, lo mantenevano.
Sedotte e raggirate. Più donne, più cash. Una partita doppia sessualizzata, per unire all’utile il dilettevole. E, per non farsi mancare proprio nulla, lo sciupafemmine orientale avrebbe perfino taroccato una laurea in ingegneria civile. Insomma siamo passati dal dissoluto punito al paraculo impunito. È quel che resta del mito nell’era della contraffazione.

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Marino Niola
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