Marino Niola

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La pigrizia è un’arte, parola di Seneca e Agatha Christie – il Venerdì di Repubblica

28 luglio 2017

I più pigri del mondo sono gli indonesiani. Lo dice una ricerca dell’Università di Stanford che ha contato i passi dei cittadini di 111 Paesi. L’indagine si basa sul responso degli accelerometri degli smartphone. Quei dispositivi, geniali o infernali decidete voi, che misurano in tempo reale tutti i nostri parametri vitali.
Nella hit noi italiani siamo al tredicesimo posto, con 5.296 passi al giorno su una media mondiale di 4.961. A metà fra i 3.500 dei bradipi indonesiani e i 6.880 delle lepri di Hong Kong, che i ricercatori considerano i più in forma del Pianeta. E così la pigrizia è ridotta a una serie di misurazioni biometriche, messe in relazione con variabili come l’obesità, ma anche con il numero di aree pedonali e piste ciclabili. Sarebbe più giusto allora parlare di attività fisica.
O di movimento. Mentre la pigrizia, parente stretta dell’ozio, è uno stile di vita. Addirittura un’opzione morale. Così la vedeva la grande scrittrice Agatha Christie, che considerava indispensabile al progresso umano un giusto mix di ozio e di pigrizia. Il ritratto di Hercule Poirot. Non è fancazzismo, per carità, ma qualcosa di simile all’ozio contemplativo di Seneca e di altri grandi autori classici. Per questi cervelloni il concetto di attività riguarda soprattutto i neuroni. Altrimenti i meno pigri del mondo sarebbero i commessi viaggiatori. E se Stanford dà un colpo
al cerchio, l’Università della Florida lo dà alla botte, con uno studio dal quale emerge che i pigri sono più intelligenti, perché pensano di più e corrono di meno. Adesso manca solo una nuova indagine per rimettere insieme mens sana e corpore sano .

Marino Niola
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