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Un simbolo dell’immortalità cantato dai poeti – La Repubblica

19 Agosto 2017

Lunga vita al cipresso di San Francesco. In fondo ha solo ottocento anni. Una bazzecola per un albero che è simbolo di vita eterna. Almeno dai tempi di Venere e Ciparisso.

La dea dell’amore era soprannominata Ciprigna perché era nata a Cipro, che significa isola dei cipressi. Ma è la metamorfosi del giovane Ciparisso ad aver creato la fama luttuosa di quello che i ragazzi di vita di Pasolini chiamavano “l’arbero pizzuto”. Non potendosi perdonare di aver ucciso per errore il cerbiatto che aveva allevato con amore, chiese di restare in lutto per sempre. E Apollo lo trasformò in un cipresso. “Da noi sarai pianto e piangerai per chi soffre”, disse. E da allora non c’è tempio, tomba, convento, cimitero che non sia circondato dall’ombra maestosa e mesta di questa pianta. Sacra alle divinità della terra e del cielo. Da Plutone, dio dei morti ad Apollo, signore della divinazione. I cipressi che circondavano il suo oracolo a Delfi erano cresciuti tanto da oscurare le montagne vicine. Insomma una longevità molto prossima all’eternità. Anche perché abbatterli o sradicarli era a tutti gli effetti una profanazione.

Albero sacro dei pagani, albero santo per i cristiani. Che fanno proprio il culto di questo sempreverde “sempreinlutto” e lo trasformano nel simbolo dell’immortalità, della vita dopo la morte. E se gli eroi greci avevano diritto a un sarcofago di cipresso, proprio come i faraoni egiziani, lo stesso trattamento era riservato ai papi.

Dalla religione della colonna verde alla poesia il passo è breve. Ed ecco profilarsi all’orizzonte i cipressetti carducciani, quelli che “a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar”. Senza dire dei Sepolcri di Foscolo “All’ombre dei cipressi e dentro l’urne” o dei “giganti immobilmente neri” di Pascoli.

Del resto il primo a dialogare in versi col più simbolico degli alberi è stato Orfeo, il padre di tutti i poeti, che con la sua lira incantava le piante e le bestie che lo seguivano docili. Proprio come il Poverello di Assisi, che intratteneva un sacralissimo e poeticissimo tu per tu con le creature, animali e vegetali. Cipressi compresi. Proprio come un Orfeo cristiano.

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Marino Niola
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