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Quando festeggiare le donne diventa uno show sessista – il Venerdì di Repubblica

8 Settembre 2017

Proclamare l’anno della donna può essere un’offesa grave. Soprattutto se chi lo fa mostra di avere in mente un’immagine stantia del femminile. È successo in Francia, nel comune alsaziano di Dannemarie, che ha voluto rendere omaggio all’altra metà del cielo. Esponendo 125 sagome stradali che rappresentano donne giovani, belle e slim in pose provocanti, leggere e un po’ frou frou. Silhouettes tutte shopping, tacchi a spillo, bikini ammiccanti, occhiali da pin up, minigonne vertiginose, posture burlesque. Spesso nude. Unica eccezione il tipo manager, sexy ed austera. Ma sembra tanto una foglia di fico.
Un gruppo femminista ha denunciato la cosa al Tribunale amministrativo di Strasburgo che ha ordinato la rimozione delle immagini incriminate. Motivazione, l’iniziativa riflette una concezione stereotipata e sessista della femminilità, ridotta a caricatura o, peggio, a oggetto sessuale. Con l’aggravante che a promuovere una campagna di fatto discriminatoria è un’amministrazione dello Stato. A rilanciare la notizia è un bell’articolo di Juliette Deborde su Libération. Non è ancora chiaro dove andrà a sbattere il boomerang che sindaco e giunta hanno lanciato. Anche perché il primo cittadino ha fatto ricorso contro la sentenza, accusando le femministe di estremismo. Ma in realtà queste ultime hanno ragione. Perché appiattire l’immagine femminile su cliché da spot pubblicitario o da rivista di moda è una sorta di formattazione e di svilimento.
In apparenza progressista e senza tabù, in sostanza profondamente reazionaria. Di fatto queste sagome non parlano delle donne, ma dell’idea che certi uomini hanno di loro.

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Marino Niola
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