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Ceretta, no grazie. E si scatena l’odio della rete – il Venerdì di Repubblica

13 Ottobre 2017

Posa per una campagna pubblicitaria senza depilarsi. E il web la copre d’insulti. È successo ad Arvida Bystrom, venticinquenne fotografa svedese scelta da Adidas per la nuova campagna #superstar, dedicata alle icone di domani.
L’artista, che ha fatto del long hair don’t care (come dire “pelo bello, mi ribello”) uno dei suoi slogan di lotta femminista, ha scelto di farsi fotografare in scarpe da ginnastica e con le gambe visibilmente coperte di peli. Un messaggio che ricorre a un simbolo corporeo universale, addirittura etologico, come il pelo, per rimettere in questione le differenze tra i generi e mostrare, come lei stessa dichiara nello spot incriminato, che «chiunque può essere femminile, fare cose da donna e forse la società ha paura di questo». La società forse. Ma i social di certo.
Viste le reazioni odiose della rete, che ha liberato i suoi spiriti animali. In prima linea i detestabili haters, che hanno tempestato la fotografa di commenti velenosi, nonché di minacce di stupro e volgarità di ogni sorta.
È la prova che la provocazione di Arvida ha colto decisamente nel segno. Perché ha fatto affiorare il fondo violento e retrivo che internet cerca invano di dissimulare dietro foglie di fico pseudodemocratiche e progressiste come chat, forum, pollici alzati e altre maschere comunitarie. Che della comunità hanno il volto peggiore, quello tribale, arcaico, intollerante, integralista. Fabbrica di populismi e officina della demagogia.
Che della democrazia è la versione umorale, ormonale, anabolizzata, dopata. Se il mondo digitale è davvero lo specchio anticipato del reale c’è poco da stare allegri.

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Marino Niola
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