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Le facce dell’Italia, Paese da cui fuggire e anche da sognare – il Venerdì di Repubblica

27 ottobre 2017

La fuga dei cervelli impoverisce l’Italia sempre di più. Lo rivela il rapporto Italiani nel mondo 2017 stilato dalla Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana. Le cifre sono inquietanti. Cresce il numero dei giovani che se ne vanno all’estero alla ricerca di quel futuro che il nostro Paese non riesce a garantirgli. Solo nel 2016 ne sono partiti 48.600, tra i 18 e i 34 anni, con un incremento del 23 per cento rispetto all’anno precedente. È un’autentica emorragia di talenti che svuota di energie vitali paesi e città. Si tratta in genere di ragazzi molto alfabetizzati, alla cui formazione la comunità nazionale ha destinato tempo e risorse. Ma a godere i frutti di questo investimento saranno Paesi come Germania, Regno Unito, Svizzera, Usa, che registreranno così un utile a costo zero. E non basta. Se non riusciamo a trattenere i nostri giovani che se ne vanno, siamo ancora meno capaci di integrare quelli che arrivano. Si tratta in gran parte di migranti economici, che vengono da noi in cerca di fortuna, spesso pronti a fare lavori pesanti o poco ambiti, anche sottopagati. Molti però il lavoro non lo trovano. E, soprattutto quando il loro grado di alfabetizzazione e di competenze lavorative e linguistiche è basso, rischiano di alimentare la crescita di un sottoproletariato destinato alla marginalità.
Portatore di un’anomia e un risentimento preoccupanti. Come si dice nel diritto patrimoniale, al lucro cessante dei nostri che se ne vanno si aggiunge il danno emergente degli altri che arrivano e restano ai margini. Così c’è sempre più il pericolo che il dramma individuale e sociale dei migranti diventi una contrapposizione tra vittime della globalizzazione. E che l’onda di andata e quella di ritorno della migrazione economica si trasformino in uno tsunami.

Marino Niola
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