Menu & Search

Se Positano vuol tassare la grande bellezza – la Repubblica

1 novembre 2017

Il paesaggio è mio e me lo gestisco io. È il motto del comune di Positano che ha deciso di far pagare una tassa a tutti coloro che vogliono sfruttare a fini commerciali l’immagine della celebre cascata di case che scendono vertiginose verso l’azzurro del mare.

Qualcuno storce il naso e parla di tassa sul panorama. Ma il sindaco Michele De Lucia non ha dubbi. Perché ritiene che siano in troppi a speculare sulla bellezza del luogo. Che è diventato la location abituale di set pubblicitari, i cui utili vanno a tutti tranne che ai legittimi titolari del bene. Cioè i cittadini dello spettacolare anfiteatro con vista sull’infinito. È difficile dargli torto. Perché nella società dell’immagine il concetto di tutela del paesaggio ha bisogno di un aggiornamento. E va inteso sia in senso materiale che in senso immateriale. Riguarda gli spazi fisici ma anche la loro rappresentabilità, riproducibilità, falsificabilità. Infatti al tempo di Instagram, a deturpare un luogo non è solo un edificio abusivo costruito sulla spiaggia e che impalla l’orizzonte. Anche un cattivo spot o una foto taroccata possono deturpare l’immagine di un luogo. E quindi rovinarne la reputazione, il suo soft power. Ovvero la capacità che un paese ha di usare le sue risorse intangibili, come la bellezza e la cultura, per accrescere l’appeal. Mettiamo, a puro titolo di esempio, che un produttore di gamberetti cinese o un venditore di armi russo leghino l’immagine del loro prodotto allo scenario di Positano. Oltre che a trasformare quello splendido panorama in una merce, in un plusvalore di mercato, si approprierebbero di un qualcosa che non gli appartiene. È vero che il paesaggio è un bene comune e in certi casi ha un valore universale. Ma è comune prima di tutto per i suoi abitanti, che lo hanno costruito e custodito. E sono loro a dover decidere chi debba goderne l’usufrutto e i vantaggi. E in questo senso è sacrosanto che a concedere i permessi sia stato designato l’ufficio Patrimonio. Perché non è una mera questione di soldi, come dimostrano le tariffe, assolutamente friendly, decise dal Consiglio comunale, che andranno in vigore a metà novembre. Mille euro per fotografie pubblicitarie e duemila per riprese video e cinematografiche. Nessuna royalty, invece, nel caso di programmi tv, reportage e prodotti educational. Anche i turisti possono stare tranquilli. I selfie sono gratuiti.

Insomma, il comune ha giustamente incluso nell’amministrazione della cosa pubblica la corretta gestione del fascino. E la cessione in comodato d’uso dell’incantesimo del luogo. Un modo per proteggere quel qualcosa di speciale che ha fatto di Positano una delle sirene dell’immaginario mondiale.

Marino Niola
Related article
A 110 anni dalla nascita, cinque intuizioni attuali di Lévi-Strauss – la Repubblica

A 110 anni dalla nascita, cinque intuizioni attuali di Lévi-Strauss – la Repubblica

1. Il mito Il mito è la scatola nera dell’essere…

Dall’Eden a Buddha 10 volte in paradiso – la Repubblica

Dall’Eden a Buddha 10 volte in paradiso – la Repubblica

Pomi proibiti e frutti d’oro. Palme, fragole e alberi frondosi.…

La moltiplicazione dei pesci la calcola un algoritmo – il Venerdì di Repubblica

La moltiplicazione dei pesci la calcola un algoritmo – il Venerdì di Repubblica

D’ora in poi la moltiplicazione dei pani e dei pesci…

Discussion about this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Type your search keyword, and press enter to search