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Ecco Barnum che fece spettacolo con le bufale – la Repubblica

27 dicembre 2017

Arriva nei cinema The Greatest Showman, il musical liberamente ispirato alla storia del primo “fake made man” della modernità, l’uomo che a metà Ottocento ha trasformato la bufala in intrattenimento di massa. È Phineas Taylor Barnum, padre dello show business e inventore di un circo destinato a entrare nella storia. Perché non si limita ai soliti trapezisti e ai clown, ma offre attrazioni che vanno oltre i confini della realtà. La nutrice centosessantunenne di George Washington, lo scheletro di Cristoforo Colombo, la ragazza gallina, l’uomo elefante, reso celebre dallo straziante film di David Lynch. E soprattutto la sirena delle Figi, un falso confezionato in Giappone, con la testa di una scimmia e la coda di un salmone. Una paccottiglia irricevibile che però, a dispetto di ogni ragionevolezza, fa breccia nel senso comune degli spettatori e viene ritenuta credibile. La clamorosa smentita di chi dice che le sirene non sono mai esistite.
Astutamente Barnum non tenta di convincere nessuno che le sue creature siano autentiche, ma invita la gente a pensare con la propria testa, a dire la sua senza farsi intimorire dall’autorità degli scienziati. Il geniale impresario gioca sul confine tra zoologia e mitologia, divulgazione e falsificazione. Sfrutta il motore sperimentale dell’empirismo, ma lo fa funzionare a macchina indietro. Apparentemente democratizza procedure e criteri scientifici, ma per ottenere un risultato antiscientifico. A questa implosione del principio di autorità e di oggettività dà un contributo fondamentale la diffusione dei giornali popolari, che fanno circolare opinioni in libertà. Così l’astuto Phineas sfrutta anche l’inquietudine e il risentimento dell’uomo della strada nei confronti di un mondo della ricerca sempre più lontano dal sentire comune. E intuisce che questa separatezza apre uno spazio di mediazione  culturale che vale denaro.
Perché offre a ciascuno il diritto di sentirsi in possesso di una verità dalla quale lo specialismo dei saperi lo esclude. Questa sorta di ammutinamento conoscitivo delegittima, lentamente la scienza ufficiale. Più o meno quello che fa oggi la rete, quando destabilizza i fattori della verità e della credibilità facendoli annegare in un populismo liquido. Un nichilismo digitale che mette sullo stesso piano la parola di un ciarlatano e quella di un ricercatore, l’esternazione
banale e l’intuizione geniale, l’impostura e la cultura. In questo senso la storia del greatest showman ci parla di noi. Perché è lui a inaugurare la nostra demagogia della credulità, dove la fascinazione prende il posto della ragione. E la verità diventa fiction.

Marino Niola
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