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Batman e l’dentità segreta di Venezia – la Repubblica

30 gennaio 2018

Il sindaco si traveste da Batman. E la maschera superpop copre quella istituzionale. Il risultato è un cortocircuito tra la persona e i ruoli. Sabato scorso il primo cittadino di Venezia, Luigi Brugnaro, ha dato avvio al carnevale 2018 mascherandosi da uomo pipistrello. La trovata ha suscitato reazioni vivaci e critiche feroci. Forse perché incarna, seppur non del tutto consapevolmente, l’antico spirito carnevalesco. Quello più trasgressivo. Fusionale e confusionale. Che a Venezia vanta una lunghissima durata storica. Più antica della stessa festa in cui ogni scherzo vale. In realtà i cittadini della Serenissima a partire dal Medioevo hanno fatto della maschera la loro seconda pelle.
Mettersi la bautta o la moretta era molto più che una moda. Era un vero e proprio modo di vivere. Un gioco sociale profondamente serio che aveva importanti ricadute di ordine pubblico, politico ed etico. Tali da costringere il Maggior  Consiglio della Serenissima a regolamentare in più occasioni l’uso dei mascheramenti per contenerne derive e abusi, che avevano reso la vita in città estremamente pericolosa.
Raggiri e agguati con il favore dell’anonimato crescevano esponenzialmente. E la Chiesa si vide addirittura costretta a vietare al clero di dir messa col volto coperto. Un particolare che basta da solo a far comprendere a quali eccessi si fosse arrivati. Al punto da rendere necessarie leggi che proibivano di portare una maschera sull’altra. O agli uomini di entrare nei monasteri travestiti da donne. La prima legge in materia risale addirittura alla metà del Duecento, fu emanato un editto contro i cosiddetti mattaccini, uomini che sotto le mentite spoglie di giullari, molestavano le donne. Che, a loro volta, quando andavano a teatro, soprattutto se sposate, erano tenute a indossare la maschera.
Come una sorta di velo. Insomma la funzione del mascheramento non era solo festiva, ma sociale, sia di ceto che di genere. Un rafforzativo dell’identità o al contrario un suo prudenziale occultamento.
Jean-Jacques Rousseau, che fu segretario dell’ambasciata francese a Venezia, quando era in missione diplomatica si
presentava sempre col viso celato. «Entro – racconta nelle Confessioni – mi faccio annunciare sotto il nome di “una siora maschera”. Non appena introdotto, tolgo la maschera e mi presento».
Insomma dietro la ridanciana superficialità delle nostre mascherine da Batman resta l’ombra incancellabile dell’altro
che si nasconde in ciascuno di noi. E che qualche volta riaffiora a sorpresa nei panni di un sindaco.

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Marino Niola
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