Menu & Search

Archeologia del Napoli. Il tifo nato prima del calcio – la Repubblica

20 Febbraio 2018

Le gesta di Maradona e Hamsik sono la continuazione delle fatiche di Ercole e dei trionfatori olimpici con altri mezzi. Lo racconta, con eleganza e senza folklore, “Il Napoli nel mito. Storie, campioni e trofei mai visti”, una mostra che ripercorre la storia della città attraverso il calcio. L’esposizione in corso al MANN-Museo archeologico nazionale di Napoli, dovrebbe chiudere i battenti a fine mese, ma probabilmente verrà prorogata a furor di popolo.
I curatori hanno lanciato il pallone come una sonda nelle profondità del passato. Alla ricerca di quel filo rosso che lega i campioni di ieri a quelli di oggi. Le mitologie agonistiche degli antichi a quelle del mondo contemporaneo.
L’idea è venuta ad Alessandro Formisano, direttore del marketing del club partenopeo, che ha trovato una sponda istituzionale sollecita e sensibile in Paolo Giulierini, direttore del MANN. Entrambi convinti, a ragione, che un’esposizione del genere avrebbe trovato in quel sancta sanctorum dell’antichità la sua collocazione ideale. Così fra i
bronzi degli atleti che stregarono il Rossellini di “Viaggio in Italia” e le ali della sirena Partenope, leggendaria fondatrice della città, il visitatore compie un viaggio nel tempo, fatto di discese ardite e di risalite tra i fuoriclasse della mitologia e la mitologia dei fuoriclasse. Come il favoloso centravanti degli anni Trenta Attila Sallustro, l’incomparabile Diego Armando Maradona, il matador Cavani, il pocho Lavezzi, lo scugnizzo Insigne e l’infallibile Mertens. Giocatori che hanno scritto un nuovo capitolo della storia e dell’identità partenopee.
Alla riuscita dell’iniziativa hanno contribuito collezionisti come Dino Alinei e Giuseppe Montanino, studiosi-tifosi come Oscar Nicolaus, Vittorio Dini e Guido Trombetti. Il resto lo hanno fatto le teche RAI e l’archivio fotografico Carbone. Grazie a loro riprendono vita personaggi, situazioni, magliette, coppe ed eventi che hanno segnato in profondità le vicende, non solo sportive, ma anche politiche e sociali della città.
Forse la verità è che in un grande rito collettivo come il football, che Pasolini definiva «l’ultima sacra rappresentazione del nostro tempo», affiora qualcosa di originario. Ecco perché l’undici azzurro è molto più di una squadra di calcio. È un simbolo del legame ancestrale con la città.
Proprio come succedeva in Grecia e a Roma, dove lottatori, velocisti e pugili erano considerati glorie patrie. Adorate, esaltate e superpagate. Rievocare le loro prodezze nelle piazze e agli angoli delle strade produceva appartenenza civica, legame comunitario, epica collettiva, desiderio di emulazione.
Insomma il tifo è nato molto prima del calcio. Quando il golazo era ancora in mente Dei.

Avatar
Marino Niola
Related article
Le asettiche parole non bastano più – il Caffè

Le asettiche parole non bastano più – il Caffè

Il linguaggio prima di significare qualcosa, significa per qualcuno, diceva…

La tana degli affetti perduti – Il Caffè

La tana degli affetti perduti – Il Caffè

Strade vuote e case piene. Il coronavirus cambia le nostre…

Il corpo sociale è molto più a rischio – il Caffè

Il corpo sociale è molto più a rischio – il Caffè

Se non altro non li manifestiamo perché, almeno un po’,…

Discussion about this post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Type your search keyword, and press enter to search