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Poveri e obesi, i nuovi paria del villaggio globale – il Venerdì di Repubblica

23 marzo 2018

Nel 2022 al mondo ci saranno più bambini e adolescenti obesi che sottopeso. A lanciare l’allarme è uno studio dell’Imperial College di Londra e dell’Oms che ha analizzato l’indice di massa corporea di circa 130 milioni di soggetti. Secondo i ricercatori, negli ultimi quaranta anni l’obesità tra gli under 20 è aumentata di ben dieci volte. Soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, in Asia, Africa e America Latina. Nonché tra i ceti meno abbienti dei Paesi ricchi come gli Usa.
E l’Italia è investita in pieno da questo tsunami lipidico, soprattutto al Sud, dove il reddito pro capite è tra i più bassi
d’Europa. Insomma, l’obesità è un’epidemia sociale prima ancora che individuale. È una malattia selettiva che colpisce i soggetti più deboli, meno garantiti, meno alfabetizzati e con minor potere d’acquisto. Così se una volta i poveri erano infelici e magri, oggi sono infelici e grassi. Un tempo malnutriti per difetto, oggi malnutriti per eccesso. Allora perché mangiavano troppo poco, oggi perché mangiano troppo male. Il che fa degli obesi i nuovi paria del villaggio globale. Vittime predestinate dell’industria del junk food, di cui sono peraltro i principali finanziatori. Ma al tempo stesso maltrattati, stigmatizzati e discriminati. Oggetto di una triplice condanna, etica, dietetica ed estetica.
E, come se non bastasse, anche economica. Visto che gli oversize trovano lavoro più difficilmente e, a parità di mansioni e abilità, vengono pagati meno dei normopeso. Molte ricerche, infatti, fanno affiorare una drammatica correlazione tra disoccupazione e obesità. Insomma se per secoli abbiamo combattuto la scarsità. Oggi dobbiamo imparare a governare l’abbondanza.

Marino Niola
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