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La Passione è servita – la Repubblica

29 marzo 2018

Resurrezione di Cristo e rinascita delle messi. Pasqua è una sacralizzazione della primavera.
Una Passione del grano. Erede dell eantiche feste mediterranee che tra marzo e aprile santificavano il risveglio della natura, dopo i mesi del letargo invernale. Celebrando la morte e la resurrezione di un dio dei cereali, Adone in Grecia, Attis e Tammuz in Medio Oriente. Tutti nati da una vergine sacra, proprio come Gesù. Queste divinità simboleggiavano il ciclo stagionale delle piante, soprattutto del frumento, che alterna una fase di morte, la semina, e una di rinascita, con la fioritura nella bella stagione. Per onorare questi dèi giovani e belli, le donne facevano crescere del grano in piccoli vasi tenuti al buio nei santuari. In Grecia e nei paesi ellenizzati, li chiamavano i giardini di Adone. Né più né meno di quel che si fa oggi con i nostri Sepolcri il Giovedì Santo, quando nelle chiese italiane si adornano gli altari con piantine di grano e altri arbusti fioriti. Nell’antichità, durante i giorni del rito, era assolutamente vietato macinare il frumento perché sarebbe stato come macinare i corpo del dio. Per cui si preparavano focacce che, al posto della farina, erano fatte di grano macerato a lungo in acqua e latte profumati di fiori d’arancio, con uvetta passita e frutta candita. La somiglianza con la pastiera napoletana è a dir poco sorprendente. Un’eredità più che una casualità. Uno degli antichi centri del culto di Adone era Betlemme, che in ebraico significa la città del pane ed era nota per l’eccellenza dei suoi fornai. Proprio lì sarebbe nato Cristo, il Salvatore che nell’Ultima Cena offre il suo corpo in forma di pane. E che, nel Vangelo di Giovanni, paragona il suo sacrificio per la redenzione dell’umanità al sacrificio del grano. “In verità, in verità vi dico, se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.
Ecco perché la nostra tavola pasquale è ancora oggi straripante di cereali. Insieme alle uova, simbolo della rinascita, nonché a primizie come fave, piselli, carciofi, asparagi, cipolline e tutto ciò che sa di natura in fiore. Torte di formaggio, pasqualine, ciambelloni, ciaramicole, casatielli, collure, pinze, schiacciate, trecce ripiene, colombe, cresce. È la cucina che santifica il dio che dorme sepolto in un campo di grano. Trasformando così il rito della resurrezione in un colpo di evidenziatore passato sul mistero della vita.

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Marino Niola
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