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Così siamo passati dall’era del cogito a quella del digito – il Venerdì di Repubblica

30 Marzo 2018

La connessione permanente esce fuor di metafora e diventa realtà vissuta. E la rivoluzione digitale cambia le coordinate della vita.
A dirlo è un recentissimo studio del Pew Research Center di Washington, un think tank specializzato in analisi sociali, che ha misurato il tempo trascorso online dagli americani. I risultati sono sorprendenti. Oltre un quarto dei cittadini Usa è in rete da mattina a sera, senza staccare neanche un momento. Un altro 43 per cento si collega molte volte al giorno. Mentre l’8 per cento lo fa solo una volta al dì. E l’11 per cento più volte alla settimana.
La percentuale degli offline, circa il 12 per cento, è quasi fisiologica, se si tiene conto del numero dei neonati, degli analfabeti e dei superanziani.
Significa che l’intero Paese passa ormai più tempo nel mondo virtuale che in quello reale. E se si prova a scorporare le percentuali, i fattori di questa digitalizzazione dell’essere e dell’avere diventano ancor più chiari.
Sono gli smartphone e i tablet i veri acceleratori di connessione. Dispositivi mobili, leggeri, tanto attaccati al corpo da diventare parte del nostro bioritmo vitale, molto più che oggetti, poco meno che persone. Sono i nostri prolungamenti 4.0. Che ci stanno facendo transitare dall’era del cogito a quella del digito. Bruciando tappe che le rivoluzioni precedenti, come quella della scrittura e quella della stampa ,hanno percorso molto lentamente.
Dai caratteri cuneiformi dei Sumeri a internet sono passati quattromila anni. Ma è questa grande eredità a consentire alla tecnologia di volare senza peso.
In fondo i microchip sono nano-tecnologie sulle spalle di giganti.

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Marino Niola
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