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Dai riti ai siti la Passione diventa social – la Repubblica

30 marzo 2018

I riti vanno in Rete e la Passione diventa virale. Nell’era di Internet le processioni della Settimana Santa vengono seguite da milioni di internauti che da ogni parte del mondo assistono in tempo reale a quello spettacolo del sacro che trasforma piazze e borghi d’Italia in teatri di strada per anime sensibili. I rituali pasquali più celebri e scenografici sono diventati negli ultimi anni dei veri e propri “monumenti” immateriali, in cui cultura di massa e cultura popolare, antiche liturgie e nuove tradizioni hanno intrecciato i propri segni. In Italia sono più di tremila le rappresentazioni popolari della Via Crucis. Dagli Incappucciati di Sorrento che sfilano come ombre nella notte profumata della Costiera, allo scoppio del carro di Firenze che incendia il duomo più bello del mondo come una santabarbara. Dai Perdoni di Taranto, con i penitenti scalzi che avanzano dondolandosi nel labirinto della città vecchia, ai Pasquali di Bormio, in Valtellina, dove le portantine allegoriche a sfondo religioso vengono portare a spalla fino al centro del paese.
Dai Misteri di Procida, che fanno calare sull’isola un velo di luttuosa solennità, alla Corsa della Resurrezione di Tarquinia, dove la statua di Gesù viene fatta correre per le vie della città. Dal drammatico Iscravamentu (Deposizione) di Alghero, con la statua snodabile del Redentore che il Venerdì Santo viene staccato dalla croce e portato in processione dalle Confrarías, le confraternite di incappucciati venute da tutta la Sardegna e anche dalla Catalogna. Fino al Vasa vasa di Modica — che ha ispirato il soprannome dell’ex presidente della Regione siciliana Totò Cuffaro — dove la domenica di Pasqua la statua della Madonna incontra quella del Figlio risorto per la tradizionale vasata, il bacio di giubilo che trasforma il rito in festa.
Sono migliaia i siti, ma soprattutto le pagine su social network come Facebook e Instagram, nonché le piattaforme di video sharin gcome Vimeo, impegnati in questi giorni nella diffusione urbi et orbi delle nostre ritualità religiose tradizionali. Con l’effetto di dilatare lo spazio festivo trasformandolo in spazio immateriale. In un nuovo luogo di condivisione, in grado di mettere insieme attori e spettatori della cerimonia, dando vita così a forme inedite di comunità. In questo senso la straordinaria capacità di connessione della rete consente di allargare i confini materiali del Paese anche a chi ne è lontano, come nel caso degli emigrati e di ricostruire delle collettività virtuali. Non a caso molti comuni, come Caltanissetta, Canosa di Puglia, Mantova e tanti altri, ricorrono alla diretta streaming per documentare l’evento e trasformare il locale in glocale. La comunità materiale in community virtuale. Il face to face paesano in face to facebook planetario.
Così il richiamo dei rituali della Settimana Santa, che a uno sguardo superficiale potrebbe apparire un arcaismo destinato ad essere rottamato dalla secolarizzazione imperante, trova nuove ragioni di popolarità. Forse è proprio la società della connessione permanente, sempre all’inseguimento affannoso dell’attimo fuggente, a produrre una domanda di raccoglimento, di pace interiore, di tempi lunghi, come quelli del rito, del sacro, del legame comunitario. Una tregua con noi stessi e con gli altri.
Il fatto è che il nostro quotidiano è sempre più convulso, superficiale, fatto di relazioni occasionali. Un’esistenza all’insegna del last minute, una rincorsa continua che ci lascia giusto il tempo per guardarci allo specchio, ma ci sottrae quello per guardare dentro di noi.
Ebbene, in un contesto del genere, il rito valorizza le ragioni dell’essere rispetto a quelle dell’avere. Dà forma a quella domanda di profondità che resta per lo più inevasa in fondo al nostro cuore. Ci fa sentire protagonisti di un tempo diverso da quello quotidiano, finalmente scandito da relazioni più vere.
Realizzando così il significato più antico della parola religione che, sin dalla sua etimologia, ha a che fare con l’essere insieme, con la solidarietà, lo scambio, la comunione, il legame. È questa insomma la ragione del fascino della Settimana Santa reale e virtuale. È come se il passo lento e severo dei riti della Passione ci mostrasse la possibilità di un cambio di velocità, che rigenera la parte più profonda di noi. Lo spirito del tempo festivo ci fa essere ciò che non siamo tutti gli altri giorni. E in questo senso ci fa vivere un’autentica esperienza di resurrezione. Anche con l’aiuto di Internet. Che lascia intravvedere la possibilità di un’ecumene digitale.

Marino Niola
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