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La comunità solidale che progetta in rete la città ideale 2.0 – il Venerdì di Repubblica

6 aprile 2018

Quando la community diventa comunità solidale, il social diventa davvero sociale. Un bell’esempio è Sos amici, un gruppo chiuso di Facebook nato a Napoli e che in pochi anni ha superato gli ottantamila iscritti. Qualcuno l’ha definita una sorta di Portobello virtuale dove le persone si scambiano aiuto e assistenza di ogni tipo. Dalle necessità spicciole, come quella di trovare un idraulico, un elettricista, un falegname, un badante, una parrucchiera a domicilio, un dog sitter, un antennista. Come pure un oggetto introvabile o un alloggio ad un prezzo conveniente. Ma anche un bravo medico, o un professore che offre ripetizioni in cambio di un catering per una festa. Fino a domande di lavoro o di conforto in situazioni di grande disagio sociale e individuale. Ma anche appelli di emergenza in casi disperati.
Sergio Colella, che insieme a sua moglie Rosanna Terracciano ha ideato questa forma di mutualità digitale, racconta di una richiesta di donazione di sangue per un bambino giunta alle 19 della sera. Il giorno dopo alle nove del mattino 85 donatori erano in fila all’ingresso dell’ospedale. Poi ci sono casi di madri e padri di famiglia esodati che cercano di rientrare nel mondo del lavoro. E in molti casi ci riescono, grazie ad una autentica gara di solidarietà. In assoluta controtendenza rispetto all’individualismo di massa contemporaneo.
Perché una rete di ottantamila persone disposte ad aiutarsi è una città nella città. Di fatto la quinta della Campania. È la prova che la rete non smaterializza necessariamente le relazioni umane.
Semplicemente dà loro il profilo della comunità che viene. Forse è l’annuncio della città ideale 2.0.

Marino Niola
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