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La seduzione è un’arte. Della guerra – il Venerdì di Repubblica

13 Aprile 2018

Che cos’è la seduzione? Una tattica, una persuasione, un gioco, una recita, un piacere? Niente di tutto questo, è un’arte della guerra. A dirlo è la storica Marie-Francine Mansour, nel libro Ruses et plaisirs de la séduction (Astuzie e piaceri della seduzione), appena uscito in Francia da Albin Michel. L’autrice dà una risposta secca a una domanda antica quanto il mondo, chiamando a testimoniare in favore della sua tesi i più noti seduttori di sempre. Da Don Giovanni a Salomè e Sherazade, da Carmen a Casanova.
Insomma sedurre significherebbe mettere sotto l’altro. E, quel che più conta, questa sottomissione sarebbe scritta nella natura umana. Sono gli ormoni e il Dna a fare della vita una competizione generalizzata da cui i seduttori escono fatalmente vincitori.
In amore come in politica, in economia come in guerra. Una spiegazione che ha una sinistra somiglianza con teorie molto in voga tra gli economisti da un lato e certi etologi dall’altro. I primi infatti sostengono che l’uomo sia naturalmente assetato di potere e di guadagno.
Gli altri pretendono di spiegare la cultura come un dispositivo innato, che spinge ogni essere a seguire il proprio “gene egoista”. Dimenticando un piccolo particolare. Che la vera natura umana, come dice l’antropologo americano Marshall Sahlins, è la cultura.
Che non è mai la stessa, perché cambia con i tempi e le civiltà, con la storia e la geografia. Pretendere che l’uomo sia istintivamente predatore, che la donna sia istintivamente madre e che la vita sia una concorrenza spietata di tutti contro tutti, non è che la filosofia del neocapitalismo globale. Che eleva le sue pulsioni animali a norma universale.

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Marino Niola
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