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Il cummenda in total look – la Repubblica

5 maggio 2018

Berlusconi e la moda non si sono mai presi. Hanno sempre scelto strade consensualmente divergenti. Che sia stato lui a non inseguire la moda o che sia stata lei a sfuggirgli, il risultato non cambia. In realtà l’uomo di Arcore ha sempre puntato più a entrare nel costume, a diventare stile di vita, a incarnare abiti e abitudini del popolo delle partite Iva, che non a influenzare il fashion. E per dare corpo a questa voglia di eternità, ha scelto un look immutabile, congelato, ingessato. Total cummenda. Tendente a statista. E lo ha fatto negli stessi anni in cui il casual era assurto a mantra vestimentario democratico, emblema cheap e chic di un maschile sempre più sostenibile, friendly. Provvidenzialmente destrutturato da stilisti come Armani, che aveva dato forma all’androginia quale minimo comune denominatore tra i due generi. Liberando l’uomo da quella ufficialità impettita, da manichini prigionieri di se stessi. Invece i doppiopetto Caraceni del Cavaliere, con bavero a lancia, hanno quella trascendenza imbalsamata che di solito viene attribuita ai classici, soprattutto da chi non li ha veramente frequentati. «La moda è la raffinatezza che corre davanti alla volgarità e teme di essere sorpassata». La frase di William Hazlitt, lo scrittore più dandy del Settecento inglese, spiega bene perché il mondo dello stile non sia mai stato sedotto da questo esemplare di maschio alfa, sempre in bilico tra presidenzialità sartoriale e Repubblica delle bandane, tra gaffes internazionali e olgettine nostrali. Anche se una grande columnist di moda come Suzy Menkes della Herald Tribune, ha sostenuto che Berlusconi abbia “velinizzato” il fashion italiano, in realtà la tendenza sexy oriented, non è una semplice escortizzazione della politica, come dello stile. Ma è casomai un’escortizzazione dell’essere, e dunque qualcosa di molto più profondo nella sua superficialità. Perché la giovinezza, la bellezza, la seduzione sono la cellula primigenia del potere, la sua fonte naturale che dagli abissi dello stato di natura riaffiora come un geyser nelle forme del presente. In fondo la politica, etologicamente parlando, non è altro che la trasformazione di qualità, misure e proporzioni fisiche in qualità, misure e proporzioni sociali. In entrambi i casi è questione di costituzione. In questo senso lo stile metrosexual del berlusconismo, come adesso quello del trumpismo, incarna appieno lo spirito del tempo, l’istinto animale del neocapitalismo, il suo bios feroce. Ma anche il suo vitalismo insaziabile, che nasce come esorcismo contro la morte. E che fa del desiderio il basic istinct dell’agire politico, il primo motore dell’interesse. Di quello economico come di quello sessuale. Siamo passati dall’uomo lupo dell’altro uomo, all’uomo allupato H 24.

Marino Niola
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