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La nostra scuola è un ospedale che cura solo i sani – il Venerdì di Repubblica

11 Maggio 2018

Negli ultimi dieci anni quasi due milioni di studenti hanno lasciato la scuola secondaria. A dirlo è un rapporto appena pubblicato su Tuttoscuola, noto periodico d’informazione educativa. Che a questo dato scoraggiante aggiunge altre cifre non meno preoccupanti.
Come la classifica degli abbandoni scolastici che vede l’Italia ai primi posti tra i paesi Ue. Peggio di noi stanno solo Spagna, Malta e Romania. Così, nella società della conoscenza, una parte del Paese sprofonda nell’ignoranza.
Con una perdita di competenza e di competitività i cui danni ricadono sull’intera collettività. Gli esperti sono unanimi nell’evidenziare una connessione diretta tra la “mortalità” scolastica e l’occupazione giovanile. Che nel nostro Paese è tra le più basse d’Europa, specie per quei ragazzi che si sono fermati alla licenza media.
Il loro tasso occupazionale non arriva al 9 per cento, contro uno standard europeo che tocca il 20. Non a caso va meglio per i diplomati di scuola superiore che sfiorano il 25 per cento. Ma siamo in ogni caso lontani dagli altri Paesi dell’Unione, dove i diplomati che trovano lavoro sono circa il doppio dei nostri.
Oltretutto per i minori che hanno disertato le aule, il rischio povertà ed esclusione sociale è quasi una certezza. Insomma, se la scuola è il passaporto per muoversi nel futuro, il nostro Paese sta creando una schiera di persone condannate all’immobilità sociale. Sudditi, più che cittadini. Destinati a ripercorrere i passi delle famiglie di origine. La condizionedi queste vittime predestinate rivela il fallimento delle politiche educative.
Perché, diceva Don Milani, se si perdono i ragazzi più svantaggiati la scuola non è scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati.

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Marino Niola
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