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I ricordi affidati a un potentissimo cervello remoto – il Venerdì di Repubblica

8 Giugno 2018

Ma è proprio vero che l’uomo digitale sta perdendo la memoria?
La risposta è no. La sta semplicemente delocalizzando. Il ricordo non è più una proprietà della nostra mente, un gioco di sinapsi individuali, ma si trasferisce su supporti tecnologici.
Di questo tema, che ci tocca tutti, si parla da ieri a Mirandola al Festival della memoria, che si concluderà domenica sera con la proiezione in piazza di un film culto come La corazzata Potëmkin.
La manifestazione è organizzata dal Consorzio per il Festival della memoria, insieme alla Giulio Einaudi Editore, e non a caso è stata pensata nella città che ha dato i natali a Pico, il grande umanista dalla memoria proverbiale. Gli ospiti sono tanti, fra gli altri, Dori Ghezzi, Francesco Merlo, Massimo Cacciari, Luciana Littizzetto, Remo Bodei, Gustavo Zagrebelsky, Oscar Farinetti, Elisabetta Moro, Diego De Silva, Donatella Di Pietrantonio, Nicola Piovani, insieme a Milena Vukotic e a Isa Barzizza, compagna di Totò sullo schermo e nella vita. Dall’intreccio di queste voci prenderanno forma cammini che legano il passato e il futuro della memoria. Per aiutarci a capire come ricordavamo prima e come ricordiamo adesso che disponiamo di strumenti capaci di memorizzare al nostro posto. Nell’era della conoscenza on demand ci portiamo un’intera biblioteca di Alessandria nello smartphone.
E archivi remoti, database, sim, hard disk, cloud hanno potenzialità e virtualità impensabili per una sola mente. Fosse anche quella prodigiosa di Pico della Mirandola. In fondo Google, Bing, Baidu, Wikipedia, Instagram, Napster e YouTube sono diventati il cervello remoto dell’umanità a venire. E non è detto che sia un male.

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Marino Niola
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