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Il pressing di Napoli che Sacchi non conosce – la Repubblica

12 giugno 2018

Torinesi e milanesi il pressing ce l’ hanno nel sangue. I napoletani invece no. E Sarri gliel’ha dovuto insegnare. È il Sacchi pensiero che diventa antropologia dell’Italia. E sbaglia clamorosamente il tiro. Nell’ intervista concessa ieri a questo giornale, l’Arrigo nazionale ha fatto appello addirittura al Dna per spiegare perché a Milano e a Torino il pressing sorge spontaneo, mentre all’ ombra del Vesuvio sarebbe inibito da una lentezza atavica. Un’incorreggibile mollezza melodica.

Nelle metropoli settentrionali, «la gente va di fretta, ma a Napoli non è così». Insomma è un’idea lombrosiana dei caratteri nazionali, che confonde la realtà con luoghi comuni vecchi come il cucco. Peccato che l’immagine stereotipa dei napoletani fantasiosi ma pigri, intelligenti ma svogliati, faccia acqua da tutte le parti.

Intanto perché nell’undici partenopeo di nativo c’è solo Lorenzo Insigne, oltre al secondo portiere Luigi Sepe, da Torre del Greco. E soprattutto perché nella capitale del Sud si corre dalla mattina alla sera, per campare e non solo.

Il bioritmo dei partenopei è molto più rapido di quel che si crede, perché in un posto dove il quotidiano è tutto una corsa ad ostacoli, si è costretti a un continuo pressing sulla vita. C’è persino un modo di dire che lo rivela come meglio non si potrebbe. « Vaco ‘ e pressa », vado di fretta. Un refrain quotidiano mille volte ripetuto. E immortalato anche da Pino Daniele in Je so’ pazzo, «tengo il popolo che mi aspetta e scusate vado di fretta».

In realtà Napoli è tutto il contrario della lentezza indolente che le viene attribuita. E non da ora. Il primo a dirlo, a fine Settecento fu Wolfango Goethe, conquistato dal moto perpetuo della città che non dormiva mai, dalla sua «industriosità duttile e intraprendente». Che l’ autore del Faust proponeva addirittura alla sua Germania come modello di operosità sostenibile. Da imitare. Perché prende in contropiede la giornata, perché si ingegna a inventarsi esistenza e sussistenza.

Oltretutto la superficialità di questi stereotipi fa torto ai tanti straordinari personaggi, noti e meno noti, che da Napoli sono andati a portare intelligenza, competenza ed eccellenza nel resto d’ Italia. Calcio compreso.

In realtà in una sola cosa Sacchi ha ragione. I complimenti Sarri se li è strameritati. Per i risultati ottenuti, per la spettacolarità del gioco. E per come ha saputo eccitare i furori agonistici dei vari Koulibaly, Mertens, Hamsik, Callejon, Allan e Insigne. Ma per riconoscere i meriti del mister non c’ era bisogno di sparare banalità sulla città del vaco ‘ e pressa. O meglio del vaco ‘ e pressing.

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Marino Niola
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