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Tante tribù una sola tavola – RFood

9 agosto 2018

Non c’è festa senza cibo della festa. Ma, da quando abbiamo spalmato la domenica su tutto il calendario, siamo diventati più incerti. In particolare a Ferragosto. Mangiare tanto o mangiare poco? Spararsi l’intero budget calorico per un’abbuffata epica? O convertirsi alla frugalità cheap e chic? Innovare o tornare alla cucina di mammà? Non abbiamo più il menu rituale e allora lavoriamo di fantasia.
Mescolando passato e futuro, antiche tradizioni e nuove tendenze, piatti collaudati e sperimentazioni senza rete.
Perché in realtà Ferragosto è un cantiere festivo sempre aperto.
Che assorbe gli umori e i sapori del momento. Soprattutto da quando non c’è più religione. E la civiltà del tempo libero ha esodato l’Assunta, che una volta era la vera festeggiata. Con l’eccezione del Mezzogiorno, dove le Assunte e le Assuntine ancorché dissimulate da nickname come Susy, Assia, Sissi, Ata e Tina, sono ancora tante. E per loro si organizzano pranzi da Benvenuti al Sud. Pieni di calore e di calorie che misurano la temperatura affettiva di amici e parenti.
I transfughi della tradizione, quelli che detestano i porti sicuri, i piatti di sempre e hanno in gran dispetto paste al forno, pizze fritte, grigliate, spaghettate, lasagnate, risottate, porchettate, optano per soluzioni zen. Come fa il popolo del sushi, che si prepara a sminuzzare, sciabolare, marinare, sfilettare, affumicare, pressare, arrotolare, cubettare, sferificare, salsettare, “tatakare” ogni abitatore del mare che gli arrivi a tiro. Tonni, ricciole, salmoni, branzini, orate, calamari, gamberi, capesante, polpi vengono glorificati nel corso di un’orgia ascetica.
Poi ci sono quelli della green gastronomy, che fanno del Ferragosto la piattaforma dellaleggerezza sostenibile. Etica e dietetica a Km zero. Per fortuna la folla delle scampagnate fuoriporta e delle passeggiate in montagna non molla. E tira fuori completi da picnic, borse frigo e tovaglie a quadri, per rinverdire il rituale del déjeuner sur l’herbe.
Insomma, nonostante ci siamo divisi in tante tribù alimentari, disertiamo i fornelli e siamo perennemente a dieta, il desiderio di comunità e di convivialità rispunta carsicamente in queste ferie d’agosto. Cuciniamo insieme, ci sfondiamo di cibo e di chiacchiere sul cibo. E quell’arte della condivisione, tipica del genoma italico, riaffiora come la scheggia di una storia nostra e non più nostra. Da rivivere in compagnia davanti a un tramonto rosso spritz.

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Marino Niola
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