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I nomi di famiglia sono diventati vintage come i frigoriferi – il Venerdì di Repubblica

12 ottobre 2018

Se Samantha perde punti Sofia recupera alla grande e balza in testa alle classifiche. I nomi dei bambini italiani tornano al classico. Lo certifica il contanomi Istat, che registra la rimonta della religione sulla televisione, del santo sul divo.
Fra i nati negli ultimissimi anni i più gettonati sono Chiara, Francesco, Gabriele, Aurora, Andrea, Emma. Tengono il passo alla grande gli evergreen come Maria e Giuseppe. Si è arrestata, in compenso, la piena delle Jessica e delle Deborah, dei Jonathan e dei Michael. Per non dire delle Ledidiana, che non è un refuso ma un grottesco effetto collaterale del culto di Lady D.
Adesso i neogenitori battezzano di nuovo i figli con nomi dei nonni e di altri numi tutelari della famiglia e della comunità.
Di fatto, nei corsi e ricorsi dei nomi dei nostri figli si legge in filigrana la storia recente di questo Paese, i mutamenti progressivi della famiglia, la perdita di centralità degli anziani, il declino della tradizione. E adesso il suo ritorno, in un sussulto di sovranismo anagrafico. Più apparente che reale. Perché le Anna e i Michele attuali hanno lo stesso suono dei nomi dei nonni ma in realtà sono soltanto il loro remake anticheggiato, l’imitazione in stile. Come i frigo che tornano a farsi bombati e imponenti per richiamare i loro progenitori ma di fatto sono un’altra cosa. Recuperati come i mobili buttati via negli anni Cinquanta ed ora ricomprati in modernariato.
Non si tratta dunque di un’eredità di famiglia, ma dell’estremo tentativo di rifarsi un passato, della reinvenzione tutta contemporanea di una tradizione cheap e chic. Sono nomi vintage.

Marino Niola
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