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Balli, spettri, salmoni se la salvezza è divina – la Repubblica

14 ottobre 2018

Case sacre, dove il dottore è uno spirito. E molte danze terapeutiche.
Dalla Polinesia al Salento, ecco quando la medicina viene dagli dèi

La casa degli spiriti

Tra Polinesia e Melanesia, nelle Isole Reef, gli ammalati vengono ricoverati in “case sacre”, considerate dimora degli spiriti. Si crede che entrare in contatto con le potenze soprannaturali che le abitano acceleri i processi di guarigione.

Il rave prima del rave

Tra Medioevo e Rinascimento in Europa scoppiavano epidemie di danza, dette Danzimania o Ballo di San Vito. Colpivano gli epilettici o altri malati, che ballavano per le città come posseduti, fino alla remissione almeno temporanea dei sintomi.

Cure da sogno

Nell’antica Grecia molte patologie erano considerate di origine divina. I pazienti andavano in pellegrinaggio nei templi di Esculapio, dio della medicina. Passavano la notte nel santuario affinché il dio, in sogno, indicasse la via per guarire.

La terapia del ragno

Nel Salento tradizionale, i dolori del popolo contadino venivano attribuiti al morso della tarantola. La cura consisteva nel ballare sul ritmo della pizzica, fino a guarire. Dopo un anno il male tornava e serviva una cura di richiamo.

La chiamata del dio

Tra gli Inuit, gli Jakuti e altri popoli siberiani la malattia è conseguenza della visita di un dio ed è considerata un segno della vocazione sciamanica. Che trasforma la sofferenza in iniziazione, facendo del malato un prescelto dagli spiriti.

Parenti serpenti

Gli Ndembu dello Zambia attribuiscono le malattie alla vendetta di un antenato in collera con la famiglia del malato. La cura è una “terapia di gruppo”: i parenti devono esternare sentimenti e risentimenti nei confronti del paziente.

Andarsene a rate

I Tin Dama, in Nuova Guinea, distinguono la morte dei maschi da quella femminile.
Mentre gli uomini muoiono di colpo, le donne iniziano a farlo al menarca. Fino alla menopausa, a ogni ciclo inscenano una sequenza del loro stesso rito funebre.

Allegri fantasmi

Il 2 novembre in Messico i morti fanno festa. Un popolo di scheletri sfila per le strade.
Le famiglie banchettano alla salute dei cari estinti e la folla balla nei cimiteri. Serghej Ejzenštejn immortalò
l’esorcismo collettivo nel suo Que viva Mexico!

Salme e salmoni

Tra gli indiani Kwakiutl della Columbia britannica, guerrieri e pescatori, si crede che le anime dei morti si incarnino nei salmoni. Quando il pesce viene mangiato, l’anima liberata si reincarna in un neonato.
Così ogni morte diventa vita.

Marino Niola
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