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Coscienze lavate con detersivo biodegradabile – il Venerdì di Repubblica

9 Novembre 2018

Benvenuti al supermercato del bene. Si chiama Whole Foods e negli Stati Uniti e Canada è diventato il simbolo dei consumi di chi vuole sentirsi in pace con se stesso e con i propri simili, a due e a quattro zampe. Ma soprattutto con i propri discendenti. Avere cura oggi per sette generazioni di domani. È lo slogan dei loro prodotti di punta, carta igienica, scottex, tovaglioli, tutto con carta riciclata senza sbiancanti, né inquinanti e, soprattutto, prodotta salvando gli alberi.
La frase è ispirata al pensiero degli Irochesi, una tribù indiana che valutava le proprie azioni in base all’impatto che avrebbero avuto fino alla settima generazione successiva. Sugli scaffali di questa catena politicamente corretta si trova soltanto ciò che fa bene al corpo. Frutta e verdura rigorosamente bio. Pesci allevati senza antibiotici. Carni di animali pasciuti eticamente, liberi e felici. Legumi e cereali rigorosamente non ogm. Inutile dire che il chilometro zero fa la parte del leone. E come plus il gruppo assicura che i suoi lavoratori non sono per niente sfruttati.
Anche loro liberi e felici. In realtà la fortuna di Whole Foods nasce da una domanda giusta di prodotti equi e sostenibili. Ma, quel che colpisce, è che la risposta va ben oltre la domanda. Perché offre una doppia garanzia di bontà, organica ed etica. Fa bene al corpo, ma anche all’anima. Così, facendo la spesa si ha l’impressione gratificante di contribuire al bene dell’umanità. Perché se il peccato di Adamo l’ha degradata, con detersivi biodegradabili qui ci si lava anche la coscienza. E così se i poveri pasciuti a junk food contaminano se stessi e l’ambiente, i ricchi di Manhattan riportano una doppia vittoria. Economica e morale.

Marino Niola
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Su Repubblica.it il mio articolo sul Sannazaro https://www.repubblica.it/cronaca/2026/02/18/news/dalla_duse_a_eduardo_con_il_sannazaro_e_andato_in_fumo_lo_spirito_di_napoli-425165874/

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