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Non solo studio, i ragazzi si educano giocando col blues – il Venerdì di Repubblica

16 Novembre 2018

Liceo e museo per produrre mitologia urbana e sentimento di appartenenza civica. Sembra un’utopia in un Paese come il nostro, dove liceo e museo sono due mondi egualmente lontani dalla realtà masoprattutto dall’immaginario dei ragazzi.
E invece la sinergia è possibile oltreche auspicabile. Ne ho avuto la dimostrazione tangibile nei giorni scorsi al Chicago History Museum, nelle cui sale passano legioni di scolari in gita.
Che entrano in contatto in maniera easy ma non banale con la storia e la cultura della loro città. Anzi con le culture, rigorosamente al plurale. Perché accanto alle glorie patriottiche, alle celebrità letterarie, ai protagonisti dell’economia e del lavoro, gli alunni imparano a collocare al posto che gli spetta i patrimoni popolari, quelli che da noi sono esclusi dai piani alti del sapere. Invece, la musica nera viene considerata una delle massime espressioni identitarie della metropoli dell’Illinois, la città di Obama.
Dove il blues, la grande madre di tutte le tendenze musicali del Novecento, rappresenta heart and soul, il cuore e l’anima di tutti i chicagoans, qualunque sia la loro alfabetizzazione ed estrazione sociale. È bellissimo vedere le classi arrivare in un piccolo auditorium dove ciascuno può salire sul palco e unire la sua voce a quella di Muddy Waters o di B.B. King, di Mary Lane o di Koko Taylor. E intonare insieme a loro il ritornello di Sweet home Chicago. O incidere il proprio riff di chitarra in un piccolo studio di registrazione. Vedere una classe multietnica steccare teneramente i motivi dei Blues Brothers fa capire improvvisamente perché in inglese
play significa suonare ma anche giocare. E entrambi significano educare.

Marino Niola
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Su Repubblica.it il mio articolo sul Sannazaro https://www.repubblica.it/cronaca/2026/02/18/news/dalla_duse_a_eduardo_con_il_sannazaro_e_andato_in_fumo_lo_spirito_di_napoli-425165874/

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