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Gli stranieri di ieri spaventati da quelli di oggi – il Venerdì di Repubblica

30 Novembre 2018

Metà dei giovani svizzeri ha un passato migratorio. Ma al tempo stesso un presente xenofobo. A dirlo è il settimanale Il Caffè di Locarno, che pubblica i risultati di una ricerca realizzata dalla Zhaw, l’Università di Scienze applicate di Zurigo, insieme all’Hets, l’Alta scuola del lavoro sociale di Friburgo.
Nel corso dello studio sono stati sondati ottomila diciottenni di diversa estrazione e alfabetizzazione. Metà degli intervistati pensa che in Svizzera ci siano troppi stranieri.
Un quarto del campione si dischiara apertamente xenofobo. E un quinto propone di vietare l’immigrazione da paesi di cultura e di religione islamiche.
Il dato, dietro l’apparenza sorprendente, lascia affiorare una realtà sulla quale c’è molto da riflettere. E cioè che la xenofobia sta diventando la seconda pelle del cittadino globale. Quale che sia la sua origine e provenienza. E che gli argomenti antimigratori trovano oggi un terreno fertilissimo anche tra i migranti che sono riusciti a conquistarsi un posto al sole.
In questo senso il sondaggio fotografa un mondo in contraddizione con se stesso, perché ha bisogno di apertura, ma tende istintivamente alla chiusura. È come un cuore che non riesce più a regolare la diastole e la sistole. Per un verso i nostri Paesi invecchiano inesorabilmente e avranno sempre più bisogno di importare forza lavoro. Per l’altro verso, questo non basta a placare l’insicurezza dilagante che porta a vivere l’altro come un pericolo. Ecco perché chi governa deve essere attentissimo a non gettare benzina sul fuoco.
Ma, al tempo stesso non può limitarsi a condannare questa paura che ci chiude la mente e il cuore. Deve comprenderne le ragioni e trovare gli antidoti contro questo timore che fa di ciascuno di noi uno straniero. Anche a se stesso.

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Marino Niola
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