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La maschera della diversità – la Repubblica

17 Febbraio 2019

«Carnevale è un gioco senza frontiere. Le maschere, i costumi, i nomi, perfino i materiali e i colori sono gli stessi dai Balcani al Portogallo». Non ha dubbi Giovanni Kezich, scrittore e direttore del Museo degli usi e costumi della gente trentina di San Michele all’Adige, che di carnevali ne ha visti e studiati in tutto il mondo. In ogni caso la festa cancella le differenze e fa affiorare le somiglianze. «Non ha confini. Supera le frontiere delle nazioni, delle lingue, delle etnie. Dall’Anatolia ai Balcani, dallo Yorkshire al Trentino, da Altamura a Bagolino. È identico ovunque. Con una differenza».

Quale?
«C’è un carnevale rituale e uno satirico. Il primo è una mascherata ed è più arcaico».

E Putignano, Viareggio, Colonia, Rio, New Orleans?
«Sono carnevali di matrice urbana, nati tra Medioevo e Rinascimento, con i carri allegorici che ogni anno si rinnovano e deridono i potenti. In Sud America è arrivato con la colonizzazione e ora siamo noi a importare idee da loro».

Uno è rito l’altro è festa?
«Sono come la balena e l’ippopotamo. Una biforcazione evolutiva».

Dal libro appena uscito si capisce che preferisce le mascherate.
«Mi impressionano di più, perché vedere gente che cerca di esorcizzare le paure con riti beneauguranti così arcaici, come mascherarsi e suonare le campane, pur vivendo nel pieno della globalizzazione, mi intriga».

Ci si maschera da turco, nero, arabo. È un modo per metabolizzare la diversità?
«Sì, ma c’è di più. Personaggi come la vecchia, l’orso, il ciabattino, li trovi ovunque in Europa. La storia del nostro continente mostra che ciò che ci unisce è più di quello che ci divide. A carnevale l’Europa è davvero unita».

Il carnevale è sempre stato considerato dai nostri colleghi antropologi un rito di inversione e di ribellione sociale…
«Sono molto eretico rispetto a questa interpretazione».

Quindi non crede sia una festa trasgressiva?
«Quello è un vecchio mito. In realtà come in tutti i riti, la trasgressione non è ammessa. E persino le oscenità stanno dentro un confine preciso».

Carnevale in via di estinzione?
«Non è mai stato meglio. Chi non ce l’ha lo vuole fare».

Neotradizionalismo?
«Tradizione e insieme desiderio di utopia. È come un trip sciamanico, ti fa fare un viaggio e ti riporta con i piedi per terra».

Niente mondo alla rovescia?
«No. A Firenze lo organizzava Lorenzo il Magnifico, a Venezia i nobili. Oggi gli assessorati al turismo. Insomma, sono le lacrime di coccodrillo dei ceti dominanti che rinunciano una tantum ai loro privilegi».

Festa popolare o populista?
«Vabbè, forse è più populista».

Lei si maschera?
«No, io sono già mascherato!».

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Marino Niola
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