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Quando i vegani sono una setta che non perdona – il Venerdì di Repubblica

8 Marzo 2019

Dio perdona ma i vegani no. Tim Shieff, fondatore di Ethcs, un’azienda di abbigliamento animal free che ha messo al bando cuoio, lana, seta, pelli, piume, penne, pellicce, ossa e corna, è stato costretto a lasciare il suo posto. Tutto a causa di un video postato su YouTube in cui confessa di aver infranto la dieta. Dopo anni di stretta osservanza dei precetti Veg ha mangiato un paio di uova e qualche fettina di salmone selvaggio. Ma la colpa di Shieff è stata giudicata ancor più grave visto che i peccati di gola sono stati commessi mentre seguiva un programma di digiuno a base di sola acqua della durata di 35 giorni. Davanti a tanta sregolatezza un  onnivoro si fa una risata e solidarizza immediatamente con il povero Tim. Invece i colleghi e membri della sua tribù alimentare lo hanno costretto a dimettersi e ad allontanarsi per sempre dal mondo vegano. La sua immagine, ormai compromessa in maniera irreversibile, getterebbe infatti discredito sul marchio e perfino sugli acquirenti. Quasi che i prodotti venissero contaminati dalla colpa del produttore. L’episodio ricorda gli estremismi delle antiche sette religiose che consideravano il cibo come il terreno di una battaglia tra il Bene e il Male. Dove il male era la carne, considerata non un dono di dio, ma un’invenzione del diavolo. La differenza è che per i neo-penitenziali di oggi la posta in gioco non è più la salvezza dell’anima, ma la salute degli animali (uomo compreso) e del Pianeta. Viene da domandarsi quanto etica sia un’etica così integralista.
Che non contempla errore, comprensione, debolezza, dubbio e perdono. Sta di fatto che l’umanità di domani sognata da questi nuovi credenti sembra davvero poco umana.

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Marino Niola
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