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Più eros meno pathos – la Repubblica

10 Marzo 2019

Siamo passati dalla società della repressione a quella della seduzione. Dal regime del divieto all’economia del desiderio. E non c’è motivo di strapparsi i capelli. Almeno secondo Gilles Lipovetsky, che al tema dedica il suo Piacere e colpire. La società della seduzione (Raffaello Cortina). Il libro, al tempo stesso provocatorio e stimolante, fa giustizia di tutte le lamentazioni apocalittiche sul presente.

La tesi del filosofo francese, professore all’Università di Grenoble, si propone come una sorta di sequel del capolavoro di Michel Foucault Sorvegliare e punire. Se questa fortunata espressione rappresentava l’algoritmo della società del controllo, che ha caratterizzato la storia dell’Occidente fino alla modernità, Piacere e colpire è l’imperativo dell’ipermodernità.

Che segna la fine della seduzione repressa, controllata, posta sotto tutela dalle istituzioni, dalla morale, dai genitori, dai censori e dagli educatori. Quella per esempio contro la quale si scontra Don Giovanni, seduttore compulsivo, che lotta con Dio e con gli uomini per riuscire a portare a termine i suoi score erotici. E alla fine brucia nelle fiamme dell’inferno. Oggi invece siamo transitati dall’universo del dovere a quello del piacere.

Dove tutto è consentito, perché fare i piacioni è ormai la ragion d’essere di quello che l’autore chiama il “playboy/girl 2.0”, Un iperconsumatore impaziente, che vuole tutto e subito, si tratti di eros o di merci, altrimenti si rivolge altrove. E bisogna che il suo fascino colpisca con la stessa velocità del clic di un acquisto on line. Il mondo in cui viviamo è l’effetto di un capitalismo incantatore, che lavora a tutti i livelli sul desiderio e non sul controllo, sulle emozioni più che sulle ragioni. E in cui ciascuno aspira a essere seduttore e sedotto. La galassia del “rimorchio generalizzato” è in preda al demone dell’ottimizzazione.

Ciascuno va dritto al sodo, senza corteggiamenti, coinvolgimenti, romanticismi che fanno perdere tempo e denaro. Del resto nel 1977 Roland Barthes nei Frammenti di un discorso amoroso aveva già indicato dove stavamo andando a parare, quando scriveva che ormai «l’indecenza non sta più nella sessualità, ma nella sentimentalità». Come dire, sesso sdoganato e amore sdrammatizzato. E lo speed dating contemporaneo, con gli appuntamenti tra sconosciuti via app, ne è l’apoteosi. Ma non è solo eros e pathos. L’ingiunzione seduttiva è, infatti, una legge universale del neoliberismo che opera nel privato come nel pubblico, nei sistemi educativi come nella famiglia, nell’economia e nella politica. Persino il populismo contemporaneo è figlio di un marketing del consenso fondato sul piacere, sullo share e sulla capacità di colpire l’elettore in pochi secondi. Il leader ideale è quello che fa sognare tutto e subito. Che intercetta i desideri e fa l’offerta giusta. Così l’immagine del candidato oscura totalmente il programma politico, diventando essa stessa il fine e non lo strumento del negoziato tra eletti ed elettori. Detta così sembra un incubo. Ma per Lipovetsky c’è del buono. E anziché invocare la repressione, secondo lui bisogna imparare in fretta a governare questo cambiamento epocale, di cui per il momento vediamo soprattutto gli effetti destabilizzanti. Per questo è necessario riconoscere e sfruttare il potenziale generativo della seduzione e la sua forza liberante. In un certo senso è tempo di abbandonare il moralismo di Platone per sposare in pieno il narcisismo primario di Lacan. Dove la seduzione non è una trappola o un inganno, ma un’esperienza primigenia, come il dolore, che consente di liberare le forze positive della passione.

Insomma insieme alle derive, Lipovetsky mostra anche i vantaggi di questo parco giochi voluttuoso e spesso vacuo in cui viviamo. E indica i modi per imparare a governarlo. Come dire il desiderio ripreso per la coda.

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Marino Niola
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