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Il delitto (con castigo) di non difendere l’ambiente. Cioè noi – il Venerdì di Repubblica

22 Marzo 2019

La Corte Europea di Strasburgo processa l’Italia per la situazione della Terra dei fuochi. L’accusa è di non aver protetto la salute degli abitanti di quella zona tra Napoli e Caserta che le discariche abusive, gli incendi di rifiuti e gli sversamenti di scorie tossiche hanno trasformato in un simbolo dell’inquinamento ambientale e civile di quella parte del Paese, dove la camorra spadroneggia e dove i casi di cancro sono il 46 per cento in più rispetto alla media del Sud Italia.
Così l’Europa chiede al nostro governo quali misure siano state prese per tutelare la vita delle persone. E soprattutto quante e quali indagini siano state condotte per individuare e punire quelli che hanno avvelenato il territorio. Adesso tocca alle nostre istituzioni dimostrare di avere fatto tutto il possibile. Si tratta certamente di un fatto nuovo, la cui portata va anche al di là di un iter processuale che si prevede lungo e controverso. Perché il principio messo nero su bianco da Strasburgo è quello della responsabilità giuridica, e non solo politica e morale, di un governo e di un’amministrazione che vengono meno ai loro doveri ambientali.
Come dire che se una volta l’ecologia era un’opzione politica tra le altre, adesso nel sentire comune, ma anche in quello delle istituzioni, diventa un atto dovuto, un adempimento ineludibile. Non a caso sindaci lungimiranti come la parigina Anne Hidalgo e il milanese Giuseppe Sala ne hanno fatto la loro bandiera politica.
E chi ricopre cariche pubbliche sarà chiamato sempre di più a rispondere delle sue azioni ma anche delle sue inazioni. Perché l’ambiente non è un prato verde ai margini di un mondo contaminato. L’ambiente siamo noi.

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Marino Niola
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