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I due giorni che liberarono i desideri – la Repubblica

11 Maggio 2019

In principio era il riposo del settimo giorno, la domenica del Signore, la festa comandata. Poi la pausa religiosa si è trasformata in tempo libero. E la cura dell’anima ha ceduto il posto ai piaceri del corpo.
Ad inaugurare l’era della settimana corta sono i paesi anglosassoni agli inizi del Novecento, dove i ritmi della grande industria nascente si avvantaggiano di un allungamento dei tempi di riposo concessi ai lavoratori. Non a caso è Henry Ford nel 1926 il primo a rendere festivo anche il sabato.
Da noi, a parte il sabato fascista, che era sostanzialmente una mezza giornata di addestramento paramilitare, bisogna aspettare il miracolo economico e la modernizzazione del paese. Ma anche la sua motorizzazione. Perché il week end diventa un imperativo sociale grazie alla Cinquecento, che mette allo Stivale la trazione anteriore. Di fatto lo “scooter con il tettuccio”, come la definì il suo costruttore Dante Giacosa, accelera la trasformazione dell’Italia contadina in potenza industriale. Inaugurando l’era della classe operaia e dei colletti bianchi, delle vacanze al mare e delle gite fuori porta, del Made in Italy e delle autostrade.
Sono gli anni del Sorpasso, il celebre film di Dino Risi, in cui l’Aurelia decapottabile di Gassman, aggressiva e allusiva, diventa il simbolo di un paese che mette il piacere al primo posto nella sua carta dei diritti.
Da allora il fine settimana è entrato di prepotenza nel calendario e ha colonizzato l’immaginario. Ristilizzando i nostri usi e costumi, all’insegna di una libertà e di una mobilità sempre maggiori. Ciascuno spacchetta quel tempo che va dal venerdì pomeriggio al lunedì mattina in un cronoprogramma dei propri desideri.
Una tabella di marcia zippata di impegni e di scadenze, soprattutto da quando la mutazione digitale ha reso le nostre giornate sempre più multitasking, moltiplicando le chances di piacere, in particolare quando la bella stagione ci schioda dall’inverno del nostro scontento. Qualche volta tutto questo è un po’ faticoso, ma fa schizzare alle stelle la nostra satisfaction. E adesso lo dice anche la scienza.
Secondo una ricerca dell’Università dell’Alabama, un bel week end ha un effetto antistress maggiore di una vacanza lunga. Anche perché rinnova ogni settimana lo sfizio dell’attesa che, a detta di Giacomo Leopardi, è il meglio di ogni festa. Distribuendo, in cinquantadue comode rate, una bella dose di piacere a rilascio lento. Dalla quale usciamo riposati, rigenerati, rinati. Risorti in un resort.

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Marino Niola
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