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Totem e ragù 1. E la guru ordinò: vade retro, grasso – la Repubblica

1 Agosto 2019

«Vai via grasso, esci da questa donna!». È l’esorcismo antiadipe di Mary Ascension Saulnier, la guru californiana che scaccia i chili superflui dal corpo delle sue clienti. È diventata famosa come The Fat Whisperer, la donna che sussurra al grasso perché per mettere in fuga le legioni demoniache che dilatano fianchi e fondoschiena usa l’arma della persuasione. Sostiene, infatti, di essere in grado di entrare in contatto con le membrane cellulari, di individuare le emozioni negative che si sono impossessate dei cuscinetti delle sue pazienti e di saperle convincere a mollare la presa. I maligni la chiamano The Wallet Whisperer, quella che sussurra al portafogli, visto che ogni seduta del rituale liberatorio va dai 230 dollari in su.

E la lotta con il Maligno annidato nelle pance tremolanti non si risolve certo in una sola botta. Dal suo studio sono state viste uscire più di una volta star come Kim Kardashian, Kate Hudson e Paris Hilton. L’ineffabile sussurratrice associa alla sua terapia d’urto una serie di rimedi collaterali appresi all’Accademia di guarigione naturale di Santa Fe nel Nuovo Messico, dove è stata proclamata maestra di cucina crudista, istruttrice di pilates e coach motivazionale. Tutto quel che occorre, insomma, per condurre la sua guerra santa contro la ciccia. «Dimenticate la religione che è roba passata. Adorate il vostro karma». Detta così sembra solo una furbata, eppure questo vangelo slim, che trasforma l’etica in dietetica e promette la redenzione della carne in questa vita, ha radici lontane.

Già nell’Antico Testamento, i libri dei profeti pullulano di veementi sermoni contro la pinguedine. Anche se ad essere oggetto degli anatemi non è l’oversize in sé, ma i vizi morali di cui è il sintomo visibile. Il vero peccato sta nell’avidità di chi ingrassa a spese degli altri. Ma è una colpa che pesa sulla coscienza e non sulla bilancia. Clemente Alessandrino, uno dei padri della Chiesa sostiene che mangiare molto induce uno stato di delirio allucinatorio che ottunde i sensi e insozza l’anima.

La necessità di un controllo degli istinti attraverso il cibo è una costante dell’ascetismo antico come del puritanesimo dietologico moderno.
San Girolamo, il penitente per antonomasia, offre addirittura una serie di indicazioni alimentari per un perfetto regime cristiano, in grado di raffreddare ogni voglia. Erbe selvatiche, un pugno di legumi, acqua e pochissimo pane. Una casta dieta. L’idea è che una riserva calorica eccessiva inneschi una carambola degli appetiti, trasformando la fame in desiderio e lo sfizio in vizio. E che dalla tavola si finisca spesso e volentieri a letto, lo dice persino un gigante del pensiero come Platone, nel secondo libro della Repubblica.

In fondo dalle antiche teologie del sovrappeso agli integralismi salutisti del nostro tempo il passo è più breve di quanto possa sembrare. E anche se la devozione ha lasciato il posto alla nutrizione, nella dilagante obesofobia di oggi riaffiorano fantasmi biblici. Non è un caso che ad enunciare i primi precetti della nostra dietologia di massa siano stati uomini di chiesa come il pastore presbiteriano Charlie W. Shedd, che nel 1957 fa un vero botto con il best seller Pray Your Weight Away (prega per ridurre il peso) dove espone il suo programma di magrante, direttamente ispirato alla Bibbia. Shedd equipara senza mezzi termini obesità e peccato e prescrive la preghiera come parafarmaco anoressizzante.

Da allora negli Usa le diete cristiane si moltiplicano e legioni di redentori delle taglie forti tuonano dagli schermi televisivi. «Dovete imparate a respingere Satana in modo che il vostro corpo sia degno dello Spirito Santo», predica George Malkmus, profeta della Hallelujah diet. Secondo lui i cristiani si ammalano perché si sono allontanati dalle leggi naturali del signore. Per entrare nel suo paradiso salutista la ricetta è semplice. Centrifughe di carote, verdure crude, miele, frutta a volontà. E nessuna concessione ai piaceri della carne. È una dieta della beatificazione o, piuttosto, una beatificazione della dieta, una sacralizzazione del business alimentare, che promette tassi di longevità degni di Noè, al cui confronto i 120 anni garantiti da Panzironi sono una morte precoce. A condizione però di trangugiare l’esorcibo inventato da Malkmus, il Barley Max, un beverone verde dotato di poteri miracolosi che consente alle cellule di conservarsi dure e pure vita natural durante.

E intanto l’affare delle diete devote continua a sfornare titoli che parlano da soli. Come Slim for Him (Magro per Lui), dove per Lui si intende l’Altissimo, che per salvare l’umanità, si è fatto dietologo. O The Maker’s Diet (La dieta del Creatore) e perfino un What would Jesus Eat? (Che cosa mangerebbe oggi Gesù?).

Così la religione, messa alla porta dalla secolarizzazione, rientra dalla finestra come devozione del corpo, facendo cortocircuitare anima e glutei, salvezza e salute, dio e bio. Sono solo alcuni degli effetti collaterali della santa alleanza tra una religione uscita dai binari, una scienza mal divulgata, una ciarlataneria spudorata e i sacri interessi dell’industria della magrezza. Che producono un continuo allarme alimentare, esagerando oltremisura i rischi del sovrappeso e trasformando il mangiare in un peccato o in una malattia, o nell’uno e l’altra insieme. Finendo per moltiplicare le penitenze e le astinenze, i totem e i tabù. Col risultato di vivere da malati per morire sani.

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Marino Niola
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