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Recensione del mio ultimo libro “Diventare Don Giovanni” (Bompiani) di Daria Galateria per il Venerdì di Repubblica

12 Ottobre 2019

DIVENTARE Don Giovanni (titolo del ricchissimo saggio di Marino Niola per Bompiani) è un’impresa; occorrono secoli, e parecchie leghe.
All’inizio c’è un italiano, il conte Leonzio, dissoluto e miscredente: fiorentino, probabilmente, per via di Machiavelli, di cui è discepolo. Passeggiando per un cimitero, discetta con un teschio, protestando ateismo; e per riaffermare il suo frivolo materialismo, lo invita a cena. Il teschio ci va con tutto lo scheletro, e scaglia il marchese contro il muro, che si schizza coi brandelli di cervello. Sono dei gesuiti di Ingolstadt in Baviera, nel 1619, a mettere in scena la punizione dello scellerato, schernitore del suffragio dovuto alle anime del Purgatorio: tema che attraversa racconti popolari, ballate e teatro dei burattini, per approdare a Napoli (dove vige il culto delle anime purganti pezzentelle) in apertura del Burlador de Sevilla di Tirso de Molina. Qui il teschio diventa una statua, più teatrale: Molière, che interpreterà in Francia la statua del Commendatore, scendeva in scena tutto infarinato, dall’alto, e le corde ondeggiavano pericolosamente, creando, nella scena tragica, un diversivo comico.
Quanto c’è voluto – ci si chiede con Giovanni Macchia e i suoi Don Giovanni eredi degli spregiudicati scenari “ateisti” dei comici dell’arte – per dimenticare che libertino significa libero pensatore? E quanto divinatorio era Molière, a inserire insistentemente nel Dom Juan “il problema finanziario”: Delia Gambelli ha contato il ricorrere ovunque, nel testo, di costi, debiti, guadagni; «e la mia paga?» si dispera nel finale apocalittico il servo Sganarello, vedendo il padrone precipitare all’Inferno. Nel Settecento, con Da Ponte e Mozart, Don Giovanni è infine un donnaiolo seriale («purché portin la gonnella»), che canta rapinose serenate. Marino Niola, dal barocco dell’incostanza, e lo splatter controriformista degli anticristi smembrati nello «splendore dei supplizi» (Foucault), approda allo speed dating della rete, che moltiplica per il seduttore (e, ci mancherebbe, la seduttrice) le occasioni di arricchire il catalogo. L’ultimo Don Giovanni è Yuan, cinese di Changsha, fidanzato con diciassette donne: che lo scoprono quando lui ha un incidente d’auto, e loro arrivano contemporaneamente in ospedale. È una bufala del web, probabilmente; ma cos’è il mito, se non una favola continuamente raccontata perché necessaria?

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Marino Niola
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