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La dieta mediterranea è da museo – il Venerdì di Repubblica

15 Novembre 2019

La dieta mediterranea va al museo. Succede a Napoli dove oggi pomeriggio all’Università Suor Orsola Benincasa verrà inaugurato il primo museo virtuale della dieta mediterranea (www.mediterraneandietvm.com). Dietro il progetto ci sono l’ateneo napoletano e l’università di Roma Unitelma-Sapienza, finanziate dalla Regione Campania. L’occasione è il nono anniversario del riconoscimento Unesco di questo stile di vita, che ricorre domani. Ci sono voluti anni di ricerca per arrivare a costruire un insieme di big data da utilizzare in diversi settori. Da quello produttivo a quello educativo, dalla salute pubblica al marketing territoriale, dallo storytelling enogastronomico al turismo sostenibile.
I visitatori avranno la possibilità di viaggiare nello spazio e nel tempo. Basta un clic per immergersi in un flusso di storie, narrate da protagonisti noti e meno noti del mondo agroalimentare e non solo. Da stellati come Alfonso Iaccarino a uomini di spettacolo come il compianto Ugo Gregoretti. E con un colpetto di mouse, vedere un grande esperto di olio o di vino che vi dice tutto su cultivar, vitigni, annate, sulle attuali aree di eccellenza. Le virtù della dieta mediterranea vengono raccontate da scienziati di fama mondiale come Jeremiah Stamler, Antonia Trichopoulou, Henry Blackburn, Mario Mancini e Anna Ferro-Luzzi, tutti allievi e collaboratori di Ancel e Margaret Keys, gli scopritori di questo regime che fa bene alla salute. Tanto da assicurare tassi di longevità diffusa davvero straordinari. A testimoniarlo c’è una nutrita schiera di centenari, intervistati in video dai ricercatori del MedEatResearch, il Centro di ricerche sociali sulla dieta mediterranea, guidati dall’antropologa Elisabetta Moro. Un museo in aggiornamento costante per stare al passo con i tempi. Insomma, non solo virtuale ma virtualmente infinito.

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Marino Niola
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