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Pasta, basilico e pomodoro. Una dieta senza stagioni – la Repubblica Robinson

4 Gennaio 2020

«Nel 2000 noi non mangeremo più, né bistecche né spaghetti col ragù» , cantava Bruno Martino nel 1959, giusto sessant’anni fa, profetizzando un futuro alimentare fatto di sole pillole. Fortunatamente quella previsione non si è avverata. E con ogni probabilità faranno cilecca anche quelli che intravedono un 2050 gastronomico a base di insetti. Grilli caramellati, cavallette saltate, blatte farcite, sauté di lepidotteri. E per le grandi occasione aspic di coleotteri.

È vero che il gusto e il disgusto sono una questione di cultura e di abitudine. Se è per questo in certi momenti estremi i nostri antenati si sono pappati topi, gatti e anche cani. Ma non è detto che sia il caso di abituarsi a tutto, se proprio non ci si è costretti. Anche perché non è affatto certo che queste proiezioni apocalittiche siano molto più attendibili delle quartine di Nostradamus.

Intanto, le grandi agenzie internazionali che governano la mente e il corpo del pianeta, come la Fap e l’Oms indicano strade meno traumatiche. Prima fra tutte la dieta mediterranea, unanimemente indicata come ricetta in grado di riparare i danni prodotti da un’opulenza sprecona e spaccona. Che si è spalmata come burro sulla vita dei cittadini globali e ha finito per ostruire le arterie del mondo. In realtà fra trent’anni avremo reimparato che togliere il troppo e il vano dai nostri piatti fa bene alla salute del corpo e all’equilibrio dell’ambiente. Temi che, non a caso, occupano uno spazio sempre maggiore nell’agenda della politica e nel sentiment delle persone. Perché in strati sempre più larghi dell’opinione pubblica, soprattutto di quella giovane, sta nascendo una nuova idea del rapporto tra bisogni e desideri. Insieme a una consapevolezza crescente della nostra responsabilità verso la natura e verso le altre specie viventi. Oltre a un’attenzione alla cura di sé.

In fondo la dieta mediterranea è un modello di sostenibilità che viene da lontano. È stato lanciato addirittura da Platone che 2500 anni fa, in una pagina della Repubblica disegna la piramide alimentare della sua città ideale. Cereali, verdure, legumi, frutta, carne poca e sostenibile. Dolci di tanto in tanto. Sembra la piramide della dieta mediterranea, un modo di vivere e di mangiare che mette d’accordo essere e benessere. Non a caso l’Unesco nel 2010 ha proclamato patrimonio dell’umanità questo stile di vita che ha tre parole d’ordine, stagionalità, convivialità e frugalità. Una ricetta nuova dal sapore antico che mette insieme Platone e Greta Thunberg, passando attraverso la grande tradizione della cucina povera italiana. Per nutrire il nostro futuro senza impoverire la terra né monopolizzarne le risorse.

C’è da scommettere che nel 2050 sulle nostre tavole ci saranno più spaghetti che insetti. Più straccetti che vermetti. Più fagiolini che maggiolini. Più datteri che ditteri.

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Marino Niola
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