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Il maschio alfa odia Greta. Sapete perché? – il Venerdì di Repubblica

10 Gennaio 2020

Greta Thunberg fa perdere la bussola ai maschi alfa della politica. Soprattutto da quando Time l’ha proclamata personaggio dell’anno 2019 in un servizio intitolato Il potere della giovinezza. La cosa non è andata giù a Donald Trump che ha reagito con un tweet velenoso definendo ridicola la nomination.
A suo dire Greta deve lavorare molto sulla sua rabbia, divertirsi con un amico e soprattutto darsi una calmata. Gli ha fatto eco Jair Bolsonaro, il presidente brasiliano noto per le sue posizioni antiecologiste, che le ha dato della “bimbetta”. Per vendicarsi del clamore suscitato dalle proteste di Greta per il trattamento brutale riservato dai sostenitori del presidente agli Indios dell’Amazzonia. Al coro si è unito anche Putin che ha liquidato il fenomeno Thunberg come il caso di una ragazzina labile che i genitori dovrebbero proteggere dai suoi eccessi emotivi. E molti intellettuali italiani, con un misto di sufficienza e disprezzo, hanno sentenziato che l’attivista svedese dovrebbe tornare a scuola a studiare.
La verità è che questa ragazza impassibile fa vacillare i fondamenti del potere patriarcale. Sia quelli di genere, sia quelli di generazione. Non a caso fa girare le scatole ai leader più machisti e conservatori, presidente degli Stati Uniti in testa. Perché Greta è il simbolo di quel testacoda generazionale che sta cambiando i connotati della nostra civiltà. E soprattutto sta invertendo i circuiti di trasmissione della cultura, dei valori, della formazione e dell’informazione. Non più in senso discendente, dagli adulti verso i giovani, ma ascendente, dai giovani verso gli adulti.
Che una volta dettavano indisturbati l’agenda della vita, erano il modello da imitare, mentre adesso sono loro a rincorrere affannosamente i ragazzi. Diventando figli dei propri figli.

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Marino Niola
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