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Il sacro fuoco della civiltà si trova in cucina – il Venerdì di Repubblica

31 Gennaio 2020

Se la cultura nasce dalla cottura, allora la cucina è la location della civiltà. La sua proiezione architettonica. Come e perché lo racconta Imma Forino nel bel libro intitolato La cucina. Storia culturale di un luogo domestico (Einaudi, pp. 458, euro 36).
L’autrice insegna Architettura degli interni al Politecnico di Milano e la sua ricostruzione parte dal focolare come ambiente fisico, come luogo della preparazione del cibo. Ma poi, con una sorta di big bang narrativo che moltiplica i punti di vista, rivela la pluralità di funzioni e dimensioni di uno spazio che, oltre a essere funzionale è sociale, simbolico, antropologico, artistico, affettivo, emotivo. Anzi, è addirittura la cellula primigenia della topografia culturale dell’Occidente e delle sue geometrie politiche e territoriali. Non a caso la città greca, che noi consideriamo all’origine della democrazia occidentale, nasce proprio dalla costruzione di un focolare comune, dove viene custodito il fuoco della polis e dove la pietanza che viene cucinata si chiama cittadinanza. È da quel momento che nascono le idee di centro e di periferia, proprio per misurare e significare la distanza da quel focolare.
Di fatto, dalla scoperta del fuoco a quella della piastra a induzione la storia occidentale continua ad avere nella cucina il principale riflesso delle sue trasformazioni, delle sue aspirazioni e delle sue contraddizioni. E l’autrice, con luminosa intensità, mostra come i fattori sociologici, antropologici, le relazioni tra i generi e le generazioni, le gerarchie sociali e quelle familiari, le metamorfosi del gusto, l’evoluzione tecnologica e artistica, la tradizione e l’innovazione, abbiano sempre nel design e nell’architettura delle cucine un riflesso condizionato e condizionante. Insomma, ieri come oggi la cucina ha la stessa forma della vita.

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Marino Niola
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