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Gli estremisti del culturalmente corretto – il Venerdì di Repubblica

7 Febbraio 2020

Troppi artisti occidentali nei programmi. E il professore sopprime il corso. È successo all’università di Yale, dove il tradizionale insegnamento di Introduzione all’Arte: dal Rinascimento ad oggi, fondato dal celebre Vincent Scully, è stato annullato dall’attuale docente facendo sue le accuse di un gruppo di studenti che imputa alla storia dell’arte di limitarsi ad autori bianchi, maschi ed eterosessuali. Promuovendo di fatto l’idea di una superiorità dell’Occidente e del suo canone artistico.
Già nel 2016 un gruppo di allievi della stessa università aveva chiesto e ottenuto la chiusura di un seminario di anglistica intitolato Major English Poets, dedicato a personaggi come Chaucer, Shakespeare ed Eliot perché a loro dire, in questo modo venivano trascurati i contributi letterari delle donne, dei colored e dei queer, in nome di una concezione reazionaria della cultura.
Fondata su una supremazia di tipo patriarcale e un dominio di tipo coloniale. Dietro queste rivendicazioni c’è l’idea che il giudizio estetico sull’arte e sulla letteratura non siano che il prodotto di questa logica di dominio, erede del colonialismo. Così l’arte viene ridotta a politica e l’unico ruolo dello studioso e dell’insegnante consisterebbe nello smascherare l’ingiustizia di cui grondano i nostri capolavori. Roba da Ecce Bombo.
È il classico uso aberrante di un principio giusto. Perché il relativismo culturale, che consiste nel sacrosanto riconoscimento della dignità delle altre identità, non può trasformarsi in una forma di rimozione della propria. Se l’apertura all’altro è una manifestazione di intelligenza, la chiusura a sé stessi è un forte indizio di insipienza. Che rischia oltretutto di scatenare una reazione di rigetto contro il politicamente corretto. Così invece che tutelare le identità si finisce per metterle le une contro le altre.

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Marino Niola
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