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La battaglia di Miley Cyrus & c è vinta per un pelo – il Venerdì di Repubblica

14 Febbraio 2020

Altolà alla ceretta. Le millennial lanciano una fatwa contro la depilazione obbligatoria, che considerano uno degli ultimi segni della sottomissione femminile a un’ideale di bellezza anacronistico oltre che irraggiungibile. Lo scopo è di liberarsi da quell’ansia da perfezione che è tipica delle giovani donne di oggi.
Condizionate dalle convenzioni sociali e istigate dalla moda che plasma i loro corpi a sua immagine e somiglianza, costringendo un po’ tutte a una lotta senza fine contro sopracciglia indisciplinate, ascelle rinfoltite, inguini arruffati, gambe villose.
La prima è stata Julia Roberts, che nel 1999 si è presentata alla prima di Notting Hill a Londra con un vestito di paillettes rosse a manichette corte e le ascelle nature, lasciando di stucco jet-set e paparazzi. La sua freschezza disarmante da eterna fanciulla, ha spinto molte filles en fleur a fare lo stesso.
E oggi Miley Cyrus, Amandla Stenberg, Lola Kirke, hanno adottato il suo stile zero depil. Passando volentieri il rasoio all’altra metà del cielo, che invece ha una voglia matta di toraci e avambracci glabri.
Alcuni brand globali stanno orientandosi appositamente su modelle pilifere per le loro campagne pubblicitarie. Ma a sostenere la causa è soprattutto il movimento che fa capo al profilo Instagra Januhairy, fondato da Ruby Jones e Laura Jackson, dove ragazze di ogni parte del mondo mostrano fiere la loro peluria. Il messaggio è chiaro: se insegnassimo alle donne a non aver paura del loro corpo così com’è e a non competere ossessivamente con le altre, la vita sarebbe decisamente più bella.
È la solidarietà femminile nell’era della società liquida. Dove non serve incontrarsi di persona per dare una spallata collettiva agli stereotipi di genere. Oggi basta la rete per vincere una battaglia. Anche per un pelo.

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Marino Niola
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