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I morsi di Dracula sul collo di ogni epoca – il Venerdì di Repubblica

21 Febbraio 2020

Un Dracula targato #MeToo. È quello messo in scena da Kate Hamill per il newyorkese Classic Stage Company, il celebre spazio off Broadway specializzato nell’attualizzazione del repertorio classico.
Il ritorno del succhiatore più famoso di sempre è stato benedetto dal New Yorker con un articolo di Maya Phillips che sdogana la rilettura femminista del romanzo di Bram Stoker. Qui la Transilvania dell’Ottocento si trasforma nell’America contemporanea. E il tenebroso conte in un Weinstein con i canini affilati. Teatro dell’azione non è più il tetro maniero del vampiro ma casa, ufficio, strada. Tutti i luoghi dove oggi le donne vengono quotidianamente vampirizzate dalla violenza maschile. Perché i mostri, dice la regista, cambiano con i tempi e il loro
volto rispecchia le trasformazioni del sistema patriarcale.
Più arcaico all’epoca del primo Dracula, più subdolo oggi, ma la violenza di fondo resta. In realtà la declinazione di genere del personaggio era stata anticipata genialmente dal grande Renato Rascel, che negli anni Cinquanta cantava: «Dracula Dracula Dra/ vampiro dal nero mantello/ di notte tu succhi sul collo/ le donne di giovane età».
Per chi invece diffida di queste forzature stile gender, ma è affascinato dal personaggio e dai suoi significati, c’è il bellissimo Dracula di Sergio Rubini, appena riscritto con Carla Cavalluzzi. Lo spettacolo, ora in tournée in Italia, è interpretato dallo stesso Rubini e da Luigi Lo Cascio, e “misterizzato” dalla bellissima scena di Gregorio Botta che illumina la tenebra in cui il conte consuma la sua non-vita. A volte non occorre cambiare sesso ai grandi miti per cambiarne senso. E per aggiornarne il significato. Ecco perché una reinterpretazione acuta come quella di Rubini è più efficace di mille proclami ideologici.

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Marino Niola
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