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La miopia del sovranismo demografico – il Venerdì di Repubblica

6 Marzo 2020

La vera causa della denatalità non sta nel portafoglio ma nella testa. Non sta nella carenza di welfare e nella povertà. Ma in un cambiamento della mentalità, delle aspettative e dei valori. A dirlo è il sociologo Domenico De Masi che, nella sua newsletter (per iscriversi: info@domenicodemasi.it) con la consueta lucidità di analisi, scorge un fondo di «sovranismo demografico» nell’allarmata indignazione di quelli che intravedono nel calo della natalità italica un pericolo per l’esistenza stessa del nostro Paese. De Masi, fondandosi sui dati forniti dall’Osservatorio dell’Istituto Toniolo, rileva che per il 33 per cento dei giovani diventare genitori non rappresenta più una priorità, né una forma di realizzazione di sé.
E che nella ricca Milano, come nella socialdemocratica
Svezia, dove i servizi sociali non sono certo carenti, il saldo demografico resta negativo. Oltretutto, continua il teorico della società del tempo libero, nel 2040 l’Italia avrà 1,2 milioni di abitanti in meno, ma in compenso la popolazione mondiale sarà cresciuta di oltre un miliardo. In un contesto planetario del genere, la nostra psicosi da decrescita è una forma di miopia sociale che non riesce a guardare all’umanità come a un tutto e pensa ancora che il nostro futuro si decida dando all’Italietta qualche figlio in più.
Nella società post-industriale, lo sviluppo non dipende dal numero dei cittadini ma dalla loro qualità, fatta di conoscenza e creatività. La Silicon Valley è l’acropoli economica del Pianeta grazie alle sue cinque università e non certo alla sua manciata di abitanti. Certo, potenziare il welfare è un doveroso fatto di civiltà. Ma in un mondo da otto miliardi di anime, un milione in più o in meno è ininfluente. Se non nella mentalità di chi vive il presente avendo in mente i valori del passato. E continua a blaterare su un mondo agropastorale che non c’è più.

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Marino Niola
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