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L’ipocondria dei sovranisti contro Greta – il Venerdì di Repubblica

13 Marzo 2020

Viktor Orbán censura Greta Thunberg. E per non farsi mancare niente mette il bavaglio anche alle notizie sull’Europa e su Amnesty International. D’ora in poi i giornalisti della televisione di Stato ungherese avranno bisogno di un permesso speciale per poter scrivere sulle politiche dell’Unione Europea e sulle attività della giovanissima pasionaria dell’emergenza climatica.
Lo ha rivelato un’inchiesta firmata da Lili Bayer e uscita su Politico, noto giornale americano di Arlington County (Virginia) specializzato in politica internazionale. Dalle mail di servizio interne venute in possesso della testata statunitense, affiora uno scenario a dir poco inquietante. I capi struttura delle reti pubbliche hanno trasmesso ai giornalisti elenchi di argomenti che scottano e sui quali i contenuti degli articoli devono essere approvati dall’alto. E nel caso di Greta i redattori non potranno nemmeno mettersi a scrivere senza aver ottenuto preventivamente il permesso. Prima di redigere i servizi su Greta Thunberg è necessario chiedere l’autorizzazione del direttore generale, recita una mail risalente addirittura al 14 agosto scorso, giorno in cui l’attivista svedese partiva alla volta degli Usa per parlare alle Nazioni Unite.
In realtà a dare l’imprimatur è un gruppo di decisori anonimi. Con un misto di ironia e di rassegnazione i redattori si riferiscono ai pezzi bocciati come “caduti in battaglia”. In effetti, al di là dell’eufemismo, proprio di battaglia si tratta. Tra due mondi sempre più contrapposti. Da una parte il fronte dei diritti e delle libertà. Dall’altra il polo di un sovranismo ringhioso, risentito, ipocondriaco.
Che rinchiude gli animi entro i confini sempre più asfittici di un nazionalismo sospettoso di tutto e di tutti. Perfino di una ragazzina idealista.

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Marino Niola
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